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La vittima, Simone Daita

La vittima, Simone Daita

Omicidio Daita, ridotta in appello la pena per D'Onofrio

La Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha condannato a 8 anni e 6 mesi il giovane teatino accusato di aver causato la morte del giornalista con un pugno

È stata ridotta a 8 anni e 6 mesi di reclusione dalla Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila la condanna per Emanuele D'Onofrio, il 26enne teatino accusato di omicidio preterintenzionale per la morte del giornalista Simone Daita. Il giovane era stato condannato in primo grado a 13 anni

La vicenda iniziò la sera del 28 febbraio 2015, quando Daita, all'epoca 52enne, come ricostruito nei processi arrivò visibilmente alticcio in piazza G.B. Vico, nel centro di Chieti, iniziando a infastidire la comitiva di D'Onofrio. Finché, appena fuori dal bar Bon Bon, il giovane colpì Daita con quello che lui ha sempre sostenuto essere un solo pugno per difendersi da un colpo ricevuto al volto. L'uomo battè la testa contro una serranda e finì a terra. Morì dopo un anno, senza essersi mai ripreso.

Da allora, la situazione di D'Onofrio si aggravò. Il giovane, assistito dall'avvocato Roberto Di Loreto, ha sempre sostenuto di essersi difeso e di non aver voluto colpire Daita. In appello, il pg e le parti civili hanno chiesto la conferma della sentenza di primo grado. 

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