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Morte Simone Daita: condannato a 13 anni il giovane che lo picchiò

Non si era mai più ripreso dal coma a un anno dall'aggressione in piazza Vico. Emanuele D'Onofrio è accusato di omicidio preterintenzionale, la Corte ha riconosciuto l'attenuante della provocazione

La Corte d'assise di Chieti ha condannato a 13 anni di reclusione Emanuele D'Onofrio, il 25enne operaio di Chieti per la morte di Simone Daita. D'Onofrio è accusato di omicidio preterintenzionale, la Corte ha riconosciuto l'attenuante della provocazione. Il giovane è stato inoltre e condannato a risarcire in separato giudizio le parti civili ed è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

Il pubblico ministero Giuseppe Falasca aveva chiesto la condanna a 8 anni e 6 mesi: il difensore di fiducia di D'Onofrio, l'avvocato Roberto Di Loreto, ha annunciato ricorso in appello.

''Non mi ritengo colpevole - ha dichiarato D'Onofrio, che ieri ha seguito l'intera udienza - non volevo fargli male, non lo avrei neanche voluto colpire, la mia è stata una reazione istintiva e spontanea nel momento in cui mi sono sentito in pericolo''.

Simone Daita è morto a marzo del 2016, all'età di 54 anni, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santo Spirito di Pescara, dopo un anno di sofferenze. Era finito in coma dopo l'aggressione di piazza G.B. Vico ed era stato operato alla testa ma non si era mai più ripreso.

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