Le trivelle potrebbero davvero diventare un albergo di lusso?

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Quando viaggio all’estero, spesso vedo opere realizzate con creatività e coraggio, con maestria ingegneristica ma anche con grande immaginazione. E non posso fare a meno di chiedermi: “perché qui sì e in Italia no?”.

Se vi dicessi di immaginare degli alberghi di lusso costruiti in mezzo al mare, ospitati da piattaforme e collegati da ponti, dove pensereste di essere? Dubai, Abu Dhabi, oppure Taiwan o Corea? Posti dove ci sono pochi vincoli burocratici e tanta audacia e voglia di stupire, giusto?

E invece per una volta voglio stupirvi, perché siamo in Abruzzo. A Vasto per la precisione. Il progetto è solo un’idea, ma è stato proposto dal PD locale (forse che lo spirito da rottamatore del nostro premier stia arrivando anche da queste parti?) e sembrerebbe permettere per la prima volta una vera convivenza tra trivelle e turismo in Abruzzo.

Delle torri con vista mare, capaci di ospitare alberghi di lusso (e di attirare turisti da tutto il mondo, aggiungo io). L’idea nasce con un fine nobile ma anche altamente pragmatico: “conciliare la realizzazione delle piattaforme di Ombrina Mare con il turismo”.

Data la ben nota tiritera con cui comitati No Triv, ambientalisti e Confesercenti ripetono ormai da anni che il petrolio dell’Abruzzo è il turismo, qualcuno ha finalmente pensato che sarebbe il caso di smentirli.

Già, perché i numeri parlano chiaro: il turismo in Abruzzo non decolla. La disoccupazione invece è decollata eccome negli ultimi anni, così come l’emigrazione di giovani e meno giovani. L’ha detto persino Landini che il turismo da solo non è sufficiente a garantire lavoro a tutti! Come salvare capra e cavoli? Come coniugare investimenti e posti di lavoro con la sana attitudine al turismo del territorio?

Una proposta è questa, ed è da prendere sul serio. Ombrina Mare e gli altri progetti di sfruttamento degli idrocarburi che rischiano di sfumare in questa parte dell’Adriatico potrebbero portare a importantissime ricadute sull’economia abruzzese e italiana.

Secondo calcoli di Confindustria Chieti, si parla addirittura di 1,4 miliardi di euro solo in Abruzzo. Una cifra pazzesca, che non si può ignorare tanto facilmente. Come dire di no a questo flusso di capitali, di nuovi posti di lavoro, di gettito fiscale – in una parola – di ossigeno per la popolazione?

Però neanche vogliamo far diventare il nostro verde Abruzzo una specie di Oklahoma o di Texas, e questo non lo vuole nessuno, per prime le aziende del settore energetico. Allora bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare per fare sì che queste due realtà possano coesistere. È l’unico modo per uscire da questa terribile crisi e andare avanti.

L’attenzione alla tutela dell’ambiente che abbiamo in Italia ce l’hanno pochi altri paesi al mondo e dobbiamo conservarla. Ma dovremmo anche sposare lo spirito imprenditoriale e la creatività che hanno in altri paesi più intraprendenti (e forse meno paurosi).

Quini, alberghi di lusso su piattaforme petrolifere? Perché no!

Guardate cosa vogliono fare in Inghilterra (non a Dubai, nella europeissima Inghilterra): ci sono delle vecchie torri di metallo al largo delle coste del Kent, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che venivano usate come rifugio e che se ne stavano lì ad arrugginire, decisamente poco attrattive per turisti e per cittadini qualsiasi.

Ora è stato annunciato che verranno trasformate in un modernissimo resort, dotato di tutti i comfort. Appartamenti, bar e ristoranti, terrazze panoramiche e un centro benessere, un parco giochi talmente ricco da rivaleggiare con la Necker Island di Richard Branson (solo per fare un esempio della meraviglia di un simile progetto).

Non è follia, in altre parti del mondo queste cose si fanno.

E allora perché non in Abruzzo?

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