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Thales, sciopero di due ore in tutte le sedi italiane alla vigilia dell'incontro al Mise

Dopo alcune ore di sciopero in settimana, i 100 lavoratori sono scesi in strada insieme ai colleghi di Gorgonzola, Roma e Sesto Fiorentino

Sciopero di due ore, questa mattina (giovedì 18 febbraio), in tutte le sedi italiane della Thales, compresa quella teatina di via Enrico Mattei, dalle 10.30 alle 12.30, a cui si aggiungono Gorgonzola, Roma e Sesto Fiorentino.

Dopo il presidio di venerdì (12 febbraio) e il lancio di una petizione online, i 100 lavoratori sono tornati in presidio davanti al cancello dello stabilimento alla vigilia dell’incontro al ministero fissato per domani (venerdì 19 febbraio), il primo dopo l’annuncio di chiusura dall’azienda. 

“Domani chiederemo di essere ricevuti dal management francese - spiega Simone Di Nisio, rsu Fiom - perché quello italiano finora ha fatto una figuraccia. Vogliamo fermare la cessione di un ramo d’azienda alla newco. Cercheremo di trovare soluzioni alternative alla frammentazione, perché anche se si riuscissero a salvare gli altri posti di lavoro, togliere 20 risorse sarebbe un danno”. 

A Roma, domani, andranno, oltre a Di Nisio, gli rsu Mario Pierdomenico e Carlo Caprari, il segretario provinciale Fiom Davide Labbrozzi, il delegato territoriale Uilm Riccardo Nunziato e il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, che sin dall’inizio segue di persona la vertenza Thales. Ci saranno anche i delegati sindacali nazionali e, ovviamente, la dirigenza italiana della multinazionale. 

Alla vigilia del tavolo, le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno diffuso una nota congiunta: “Malgrado gli impegni assunti la Thales ha annunciato la chiusura del dominio difesa in Italia, la creazione di una joint venture con altra multinazionale sulla Star Mille, lo spostamento di alcuni lavoratori dal sito di Chieti a quello di Firenze. La gravità della situazione e le modalità con cui l'azienda sta procedendo (in violazione di quanto previsto e richiesto dalla stessa azienda per il mantenimento del dominio difesa), rischia di coinvolgere tutta la Thales. Non solo non si capisce dove vuole investire in un momento come questo ma rifiutare, dopo averlo richiesto, l'impegno delle istituzioni per una soluzione della vertenza, è chiaramente un atto che non aiuta”. 

“La Thales - proseguono i sindacati - non può abbandonare le attività e non deve procedere ad ulteriori dismissioni che continuano ad indebolire l'azienda, invece di rilanciarla. Non è diminuendo l'occupazione che si risolvono i problemi”.

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