Thales: esposto della Fiom per comportamento antisindacale dell'azienda

Dopo l'annuncio dei 64 trasferimenti, la battaglia alza il tiro: lavoratori pronti a occupare il tetto della sede di via Enrico Mattei. Prossimo incontro al ministero il 9 maggio

Un esposto contro l’azienda per comportamento antisindacale e l’annuncio di voler proseguire la protesta anche alzando il tiro, pronti a occupare il tetto della sede di via Enrico Mattei, qualora Thales Italia restasse sorda alle richieste dei lavoratori in presidio da ormai un mese e mezzo, e addirittura a organizzare uno sciopero generale in tutta la provincia di Chieti. Lo annuncia in conferenza stampa il segretario provinciale della Fiom, Davide Labbrozzi, affiancato dagli rsu Mario Pierdomenico e Simone Di Nisio. A dar loro manforte, ci sono il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, sin dall’inizio in prima linea nella vertenza, e il vice sindaco di Chieti Giuseppe Giampietro. Ad ascoltare, oltre ai lavoratori, gli rsu di altre aziende della provincia e la consigliera comunale Pd Chiara Zappalorto. 

La miccia è stata la comunicazione, arrivata lunedì, della volontà dell’azienda di trasferire 64 persone, a partire dal prossimo 5 giugno, fra le sedi di Gorgonzola e Firenze. Proprio questa decisione, il 22 marzo, aveva fatto scattare lo sciopero, ma ora che il progetto è scritto nero su bianco aumenta la voglia di lottare. “Noi stiamo facendo lotta dura e loro iniziano a rispondere con dei colpi bassi. Ricorreremo per vie legali - assicura Di Nisio - e contrasteremo questa iniziativa in ogni modo”. 

Lolli, che non ha mai mancato un tavolo al ministero dello Sviluppo Economico, torna a far leva sulla grossa perdita che sarebbe per il territorio, non solo per le famiglie dei lavoratori e per l’indotto, la chiusura di un sito di eccellenza tecnologica come Thales. E usa parole dure contro l’azienda, ripercorrendo le tappe di una vertenza iniziata ufficialmente un anno e mezzo fa: “Il comportamento dell’azienda è sconcertante. Credo di aver incontrato molte decine di volte i vertici ai vari livelli di questa impresa e da un’impresa di questo genere ci si aspetta la verità. Prima sembrava che Chieti dovesse chiudere, poi hanno fatto un’apertura, allora abbiamo messo a disposizione i contratti di sviluppo, li abbiamo discussi, ma hanno deciso di non usufruire di questo strumento. Alla fine ci hanno detto che c’era un progetto, per cui se il ministero della Difesa avesse messo a disposizione 20 milioni di euro, ne avrebbero messi altrettanti. Si è lavorato affinché ci fosse un provvedimento che aprisse a questa disponibilità. Ma al tavolo successivo ci hanno detto che sarebbero usciti dal settore difesa. Abbiamo iniziato a lavorare, ma un mese dopo ci siamo ritrovati di fronte a un nuovo cambiamento: ci hanno detto ‘facciamo la difesa ma spostiamo tutto a Firenze’. Ciò nonostante abbiamo continuato a lavorare, è stato il territorio a trovare i soggetti pronti a fare la propria parte. Mentre ci lavoriamo, nel tavolo, è avvenuto l’ultimo episodio, per me incomprensibile”. Ossia la lettera che annunciava i trasferimenti, a trattativa ancora in corso. “Se tu nel corso della trattativa mi porti via le competenze - incalza Lolli - è ovvio che non rendi realizzabile il progetto”. 

Al ministero si torna lunedì (9 maggio), “e speriamo - dice ancora il vice governatore - che l’azienda capisca che deve fare la sua parte: qui c’è un gruppo di persone che ha messo in campo proposte ragionevoli che avrebbero dovuto fare altri e siamo qui per chiedere che vengano esaminate, non boicottate e messe in condizione per essere valutate”. 

Anche per il vice sindaco la vicenda dei lavoratori Thales è “incredibile e inaccettabile” e, anche a nome del primo cittadino, si mette “a completa disposizione, saremo in prima fila insieme a voi”. 

Per Labbrozzi “l’atto dell’azienda è vile, ignobile, non solo illegale. Nel bel mezzo di una trattativa complessa e di fronte a una risposta così determinata da parte di chi lavora in Thales, ha deciso di trasferire tutte le persone che nel corso di queste settimane si sono opposte ad un’operazione di chiusura del sito. Non stiamo contrattando un aumento salariale, stiamo difendendo il diritto sacrosanto a poter vivere lavorando e non da disoccupati”. E ripercorre i quasi due mesi di presidio, senza stipendio, giorno e notte in azienda, a Pasqua, Pasquetta, il Primo maggio. 

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“L’atteggiamento dell’azienda - prosegue - disconosce i sacrifici fatti nel corso di questi anni, perché dire che qui non serve personale significa dire che l’azienda non era efficiente e che da un giorno all’altro si può fare a meno del lavoro che avete fatto in questi anni; è un atto vile perché chi scrive ai lavoratori ignora il fatto che i lavoratori hanno una famiglia, sono radicati nel territorio, tratta le persone coinvolte come fossero piccoli numeri, piccoli strumenti di produzione e questa cosa è aberrante”. E poi conclude: “Più fanno così, peggio sarà per loro”. Parole dure, che però non rappresentano una chiusura totale: “Le offerte dei due imprenditori (Comec e Tekne) sono percorribili, purché rispettino i nostri principi, i nostri obiettivi, il nostro bisogno i salvaguardare i nostri posti di lavoro, l’esigenza di tenere alto il livello di qualità della nostra azienda”.

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