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Ballottaggio, a Lanciano scoppia il caso Casapound

Dopo l'apparentamento di Tonia Paolucci con D'Amico, in caso di vittoria del centrodestra in consiglio entrerebbe il coordinatore del movimento neofascista Barone. Ma il centrosinistra insorge

Dopo l’apparentamento di Tonia Paolucci con il candidato sindaco Errico D’Amico, in vista del ballottaggio del 19 giugno a Lanciano scoppia il caso Casapound. Il movimento di estrema destra, infatti, ha partecipato alle elezioni comunali nella colazione che sosteneva la Paolucci, superando il muro del 3%. E il rappresentante della sezione locale, Nicola Barone all’anagrafe, meglio noto come Nico, ha ottenuto 334 preferenze personali, il sesto risultato fra tutti i candidati consiglieri

Numeri che, alla luce dell’apparentamento, qualora il sindaco uscente Mario Pupillo uscisse sconfitto, farebbe entrare di diritto il giovane Barone in consiglio comunale. Ma la possibile presenza del movimento neofascista nel consiglio comunale della città della medaglia d’oro al valor militare ha scatenato, dopo il primo turno, reazioni contrarie a vari livelli, dai politici locali del centrosinistra, in su

"Sono esterrefatto. Non ho veramente parole. L'apparentamento con Casapound di Enrico D'Amico a Lanciano, città medaglia d'oro al valore militare, è un atto che va al di fuori di ogni considerazione. Pur nel rispetto delle posizioni politica e della dialettica democratica questa forza si colloca al fine fuori di questi ambiti”, ha detto il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli. "Ci dovrebbe essere un limite - ha aggiunto, parlando a margine di un incontro sull'art bonus e gli strumenti per sostenere la cultura, a Guardiagrele - entro il quale viene prima la difesa dello Stato, della Repubblica, della Democrazia, principi che vengono minati da forze come Casapound, che sono fuori da questi valori figli della Resistenza e dell’antifascismo”. 

Si sono addirittura ai presidenti di Camera e Senato Laura Bordini e Pietro Grasso i parlamentari abruzzesi Maria Amato, Antonio Castricone, Vittoria D’Incecco, Gianluca Fusilli, Tommaso Ginoble, Stefania Pezzopane e Gianni Melilla. Nella lettera, ricordano le motivazioni con cui, nel 1952, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi decorava Lanciano medaglia d’oro al valor militare. Parole forti come macigni, parole che parlano di valore e di dolore, parole che non possono essere dimenticate per un pugno di voti, i voti di Casapound”, scrivono. I parlamentari d’Abruzzo fanno appello “alle massime cariche dello Stato, perché uniscano la loro autorevole voce alla nostra, per stigmatizzare questa alleanza”. Contro l’alleanza di D’Amico con Casapound si è schierata anche la sezione frentana dell’Anpi. 

Il candidato sindaco di centrodestra, dal canto suo, si è difeso precisando che, in virtù dei voti presi dalla coalizione di Tonia Paolucci e dei suoi candidati, “se avesse scelto di apparentarsi con Pupillo, in caso di vittoria al ballottaggio, i candidati consiglieri eletti nella sua coalizione sarebbero gli stessi, Casapound compreso. Perché lo dice la legge. Lo prevede il meccanismo elettorale della nostra democrazia”. 

Ma Pupillo, che ha sempre dichiarato che, anche in caso di un apparentamento con Paolucci, mai avrebbe accettato Casapound nelle file della maggioranza, ha precisato che “al ballottaggio si collegano le singole liste, quelle interessate. Non si prende il pacchetto intero per legge”.

Contro D’Amico si sono schierati anche i segretari regionale e provinciale del Partito Democratico, Marco Rapino e Chiara Zappalorto, che lo accusano di essere “spregiudicato, per aver dimenticato la storia della sua città”. 

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