Coro di no contro il Covid hospital a Ortona: associazioni, sindacati e Giovani Democratici schierati con Cianchetti

Dopo l'intervento del professore, seguito a quello del sindaco Castiglione, si infiamma il dibattito sulla decisione della Asl di ricoverare i malati di Coronavirus al Bernabeo

Dopo la presa di posizione del professore Ettore Cianchetti contro la scelta di fare dell'ospedale Bernabeo di Ortona il "Covid hospital" in supporto a quello di Chieti, si sollevano numerose altre voci a sostegno della richiesta del sindaco Leo Castiglione. 

Il Comitato ristretto dei sindaci aveva spiegato di non aver contribuito alla decisione, ma di essere solo stato messo al corrente della decisione della Asl. Il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, che presiede il Comitato, si era scagliato con veemenza contro il professionista: 

Peccato che un così stimato medico, che tanto ha fatto per la nostra comunità, debba fare la figura di chi sparge false notizie e sguazza nella menzogna. Lo ribadisco e affermo nuovamente e con forza, è falso quanto detto dal professor Cianchetti circa la decisione del Comitato Ristretto dei Sindaci della Asl 02 di trasformare l’ospedale di Ortona in Covidhospital. Il Comitato non ha deciso alcunché. Vergognoso è usare le donne, malate, per minacciare chi oggi governa la Regione, che queste avranno memoria al momento del voto. Cianchetti prima di parlare si informi bene. Il Comitato dei sindaci della Asl02, lo dico a gran voce, non ha deciso proprio nulla, perché non ha competenza in materia di individuazione degli ospedali da destinare a Covid hospital. Se vuole aiutare le donne e la sanità, se volesse esser utile in questo momento di emergenza totale, come lo è stato da medico, continui a regalarci le sue indiscusse capacità e conoscenze mediche e lasci stare la polemica di bassissimo livello che ci ha regalato con l’ultima uscita quale presidente di Isa, gravida solo di bugie.

Contro la decisione di ospitare i pazienti contagiati dal Coronavirus a Ortona, hanno preso posizione anche le segreterie regionali di Abruzzo e Molise della Fp Cgil, Cgil e Fp Cgil Medici, rappresentate da Paola Puglielli, Carmine Ranieri e Maria Piccone:

Non possiamo che concordare con chi grida allo scippo di un'intera struttura di eccellenza per le cure oncologiche e che oggi è centro di riferimento per le donne dell'intera regione. La cura non può essere peggiore della malattia! L'individuazione di strutture emergenziali non può significare lo smantellamento di quanto di buono, per la salute delle donne, è stato fatto negli anni. 

I rappresentanti sindacali sottolineano che

Ciò che serve è una struttura atta a superare l'attuale stato emergenziale e le previsioni del decreto legge del 17 marzo 2020, all'articolo 4, consentono di acquisire strutture pubbliche e/o private per tale scopo. Quindi perché non utilizzare per l'emergenza sanitarie private presenti nel territorio che dispongono di terapia intensiva e sale operatorie in alcuni casi ormai inutilizzati? Con interventi minimi e preservando l'operativitià dei presidi ospedalieri pubblici, sarebbe possibile approntare una struttura dedicata ai pazienti Covid 19 e contemporaneamente continuare a rispondere agli odierni e futuri bisogni di salute dei cittadini e, nel caso che qui interessa, delle donne. In tal modo non ci ritroveremo, alla fine dell'attuale emergenza, a fare i conti con ulterori scippi e alla perdita dei presidi sanitari d'eccellenza del servizio sanitario pubblico abruzzese.

Il sindacato ha chiesto l'intervento del prefetto Giacomo Barbato e della Regione. 

Anche i Giovani Democratici si dicono preoccupati dalla scelta dell'azienda sanitaria Lanciano Vasto Chieti 

perché crediamo che, pur trovandoci tutti in un’emergenza, non si debba ricoprire di ulteriori ansie le pazienti che affrontano cure anche invasive e che possono renderle momentaneamente immunodepresse. A maggior ragione, ci schieriamo contro questa riconversione perché siamo scettici sulla possibilità di creare due percorsi totalmente separati per i pazienti Covid e per le pazienti oncologiche, esponendo queste ultime e le loro famiglie, a contagi potenzialmente fatali date le condizioni del loro sistema immunitario.

Auspichiamo che si trovi presto una alternativa ad Ortona per garantire sia le cure per i pazienti covid, sia le cure per le donne colpite da patologie oncologiche e la sicurezza per loro e le loro famiglie. Il coronavirus non è uno scherzo, i tumori della donna nemmeno.

Si schierano insieme le associazioni del territorio PinkPratola Onlus, associazione di promozione sociale I girasoli, Comitato Spontaneo Donne di Raiano, associazione AmoRosa, per appoggiare quanto dichiarato dal professor Cianchetti:

Posto che le donne compromesse da un punto di vista immunologico non possono condividere gli stessi ambiti di pazienti altamente contagiosi, è stata disposta la sospensione della chirurgia senologica. Una riunione del comitato ristretto dei sindaci con il direttore generale della Asl 02 Abruzzo ha decretato di fatto la chiusura della Senologia, unico Breast centre certificato Eusoma in Abruzzo. Una pioggia che cade su un terreno già bagnato visto che già un anno fa, con le dimissioni del professor Francesco Fanfani, direttore della Ginecologia Oncologica, mai sostituito dalla Asl e dall’università di Chieti, si è ridotta notevolmente la capacità terapeutica oncologica.

Pur comprendendo tutte le ragioni del momento, nella maniera più categorica contestiamo nel merito la decisione assunta nei riguardi dell’ospedale di Ortona. Si tratta di un depauperamento che le donne affette da tumore del seno non meritano. Perché se il Covid 19 è un’emergenza, il tumore del seno non è da meno. Non lo si contrae con le droplets. Non lo si evita stando semplicemente a casa ed evitando i contatti sociali. Il tumore del seno ti colpisce e basta e non va in vacanza solo perché ora c’è un’emergenza sanitaria da dover gestire.

E se gli italiani stanno scoprendo ora cosa significhi perdere la normalità della vita, i pazienti oncologici ci rinunciano già nel momento in cui comunichi loro la diagnosi.

Le associazioni invitano dunque Asl e Regione a ripensare il pano degli ospedali della provincia di Chieti per la lotta al Coronavirus, per evitare

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il turismo sanitario, in materia di tumori del seno, verso altre Regioni. Si chiede altresì al presidente della Regione Abruzzo, all’assessore regionale alla Sanità nonché al dipartimento per la Salute, di prendere in seria considerazione le nostre rimostranze e, soprattutto, di chiarirci se e in quale maniera si intenda garantire la prosecuzione dell’attività senologica, posto che non si può chiedere alle donne di temporeggiare di fronte ad un tumore del seno né tantomeno di attendere che passi l’emergenza Covid-19. Appare indispensabile a questo punto, poiché in merito nulla è stato detto, indicare una struttura alternativa all’ospedale di Ortona dove eventualmente possano proseguire in assoluta sicurezza l’altrettanto importante e vitale attività di Senologia oncologica. 

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