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il professor Trinchese in una foto di V. Fedecostante

il professor Trinchese in una foto di V. Fedecostante

Università, Trinchese chiede l'immediata revoca del provvedimento adottato contro De Carolis

Il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, candidato alla carica di Rettore, in una lettera aperta al Senato Accademico si dice sconcertato per lo scadimento dei rapporti umani all'interno dell'Ateneo teatino

Sconcerto è stato espresso anche dal professor Stefano Trinchese, preside della facoltà di Lettere e Filosofia, candidato alla carica di Magnifico Rettore dell'Ateneo "G. d'Annunzio" di Chieti, in merito alla sospensione di Goffredo De Carolis, senatore accademico e sindacalista Cisal.  Una vicenda arrivata anche sul tavolo del Miur con un'interrogazione del deputato Gianni Melilla.

De Carolis, secondo gli uffici dell’ateneo preposti, in una riunione del Senato Accademico avrebbe indirizzato commenti ritenuti denigratori all’indirizzo del direttore generale Filippo Del Vecchio che avrebbe quindi chiesto l’avvio di un procedimento disciplinare, sfociato nella sospensione del senatore per tre mesi, da aprile a luglio.

Questo il testo integrale della lettera indirizzata dal professor Trinchese al Magnifico Rettore e ai componenti del Senato Accademico.

Magnifico Rettore, Illustri Componenti del Senato Accademico,
e, p.c.
Amplissimi Direttori di Dipartimento, Egregio Decano,

consentite di unire la mia voce a quanti stanno contestando l'opportunità del provvedimento adottato contro Goffredo De Carolis, che lo colpisce in ogni caso, comunque lo si voglia rappresentare, anche nella sua veste di membro eletto nel Senato Accademico: una decisione che, se è disciplinarmente discutibile, politicamente è addirittura poco comprensibile nelle sue non prevedibili finalità e conseguenze. Intendo rivolgere questa mia riflessione alle legittime autorità accademiche, non alla genericità di altri soggetti. Mi chiedo: in un momento di così forti tensioni, la D’Annunzio aveva bisogno anche di questo? Era proprio necessario puntare i riflettori della pubblica opinione su una nuova diatriba? Vi chiedo di più: quali saranno i danni che patiremmo come Ateneo? non vi era altra soluzione?

Fatta questa premessa, desidero esprimere la mia convinta solidarietà umana a De Carolis. Ma la questione si eleva di tono se consideriamo una domanda: è davvero questa l’Università che vogliamo? Mi propongo di non entrare affatto nel merito tecnico della vicenda, ma mi interrogo e torno a chiederVi: un’eventuale contestazione doveva innescare un provvedimento disciplinare, ovvero andava eventualmente ponderata e rinviata all'esito eventuale di procedimenti in via graduata? E ancora: l’approssimarsi del rinnovo della carica rettorale non dovrebbe invece annunciare una stagione di distensione, di ricomposizione di un tessuto accademico lacerato, di ripresa di relazioni normali tra docenti e coi dipendenti amministrativi, di riparazione eventuale di torti e non di rivalse o di guerra per bande?

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