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"Cannabis terapeutica", niente carcere a Fabrizio Pellegrini che resta ai domiciliari

Lo ha stabilito il Tribunale di Sorveglianza dell'Aquila. Il musicista teatino è affetto da fibromialgia e usa la cannabis per curarsi. L'avvocato difensore: "E' un precedente storico"

Fabrizio Pellegrini non tornerà in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza dell'Aquila ha confermato in via definitiva per il pianista di Chieti affetto da fibromialgia la detenzione domiciliare. L' ordinanza è stata depositata giovedì scorso a scioglimento della riserva assunta all'udienza del 4 aprile.  Pellegrini, 48 anni, era stato arrestato lo scorso giugno perché in casa aveva cinque vasetti di cannabis, sostanza usata per curare la sua malattia.

Fondamentale nella motivazione dell'ordinanza è stato il riconoscimento del valore terapeutico della cannabis per cui il Tribunale, presieduto da Maria Rosaria Parruti, ha ritenuto 'di poter compiere una prognosi positiva in favore del condannato'.

"Si tratta di un precedente storico", commenta l'avvocato Vincenzo Di Nanna, segretario di Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi, "Se Fabrizio non torna in carcere, dove avrebbe avuto ben poche possibilità di sopravvivenza, è merito anzitutto della Magistratura, che con lungimiranza ha operato una netta distinzione circa le finalità della sostanza stupefacente, riconoscendo per la prima volta quella terapeutica. Ma bisogna ringraziare anche Rita Bernardini, la 'Garante di fatto' dei detenuti abruzzesi che ha sollevato il caso, la comunità  di Crevalcore, senza la cui generosa ospitalità Pellegrini non avrebbe potuto accedere ai benefici e il senatore Luigi Manconi che tanto si èattivato per garantirgli questa collocazione".

Per Pellegrini si era mobilitata anche la politica, con interrogazioni parlamentari, mozioni in consiglio regionale, e anche lo scrittore Roberto Saviano aveva lanciato un accorato appello per lui.

"Adesso l'obiettivo è trovare per Fabrizio una sistemazione definitiva - prosegue Di Nanna - e, soprattutto, garantirgli l'accesso ai farmaci, affinchè  si possa finalmente curare. Dall'ordinanza emerge chiaramente come sia sempre stato estraneo a ogni circuito criminale e, con la scelta della coltivazione domestica delle piantine di cannabis, di fatto si è opposto alla criminalita' organizzata, che trae lucro e vigore proprio dallo spaccio delle sostanze stupefacenti".

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