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Pellegrini malato in carcere, l'appello di Saviano: "La sua colpa? Voler vivere"

L'uomo ha un reddito troppo basso per acquistare i farmaci a base di cannabinoidi che gli sono stati prescritti, quindi coltiva la marijuana in casa e per questo è stato arrestato

Dopo l’interrogazione parlamentare, il caso di Fabrizio Pellegrini finisce nella penna di Roberto Saviano. Ieri lo scrittore partenopeo, autore di Gomorra, ha scritto sul suo sito del caso del 47enne arrestato lo scorso giugno perché in casa aveva cinque vasetti di cannabis. Da subito amici e conoscenti hanno spiegato che quella sostanza stupefacente, in realtà, gli serve per curare la fibromialgia, ma l’uomo è ancora nel carcere di Madonna del Freddo. Ecco perchè, secondo Saviano la 'colpa' di Pellegrini sarebbe quella di 'voler vivere'.

"Nonostante il fondo di 50mila euro stanziato per offrire questo tipo di cure a chi ne avesse necessità - tuona Saviano sul suo sito - la legge è disattesa e il costo mensile del servizio per Pellegrini sarebbe di 500 euro, da anticipare per l'acquisto di sostanze provenienti dall'Olanda. Non è chiaro perché non si possa coltivare la cannabis in Italia e si debba importare dall'Olanda ed è invece chiarissimo che 500 euro al mese equivalgono a un mutuo, a un affitto, cifra folle che sarebbero in pochi a potersi permettere".

Oggi Pellegrini è finito anche sul quotidiano La Repubblica, che racconta come la Asl gli abbia certificato la necessità di una terapia a base di cannabionidi, troppo costosa per un uomo che ha un reddito basso. 

Nonostante questo, e per l’ennesima volta, Pellegrini è stato arrestato, dopo 8 anni dalle prime manette. Nei tribunali ha cercato di dimostrare il suo stato e la necessità della cannabis, per cui la Asl di Chieti non ha mai affrontato le spese.

"Una politica il cui fine non è la felicità dei cittadini (vedi le posizioni delle Lorenzin, dei Gasparri e dei Giovanardi in materia di fine-vita, di aborto, di fecondazione eterologa e di maternità surrogata) è una politica abominevole, che faccio difficoltà a pensare sia utile e perfino a definire politica", conclude Roberto Saviano.

Per lui, i Radicali stanno organizzando diverse iniziative e hanno lanciato un appello ai ministri Orlando e Lorenzin, ma al momento Pellegrini è ancora in carcere da quasi due mesi. E oggi (venerdì 29 luglio), dirigenti e militanti del gruppo fondato da Marco Pannella hanno lanciato uno sciopero della fame a staffetta, aderendo all'iniziativa nonviolenta di Andrea Trisciuoglio, segretario dell'associazione LaPiantiAmo e malato di sclerosi multipla. Lo stesso Trisciuoglio, per solidarietà a Pellegrini, ha sospeso la sua terapia a base di cannabinoidi. 

Tra i primi firmatari dell'appello, il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, il tesoriere Valerio Federico, il segretario dell'associazione Luca Coscioni Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato, e militanti di numerose associazioni radicali in Italia, impegnati in questi mesi nella raccolta firme sulla legge popolare Legalizziamo!, che prevede, insieme alla regolamentazione legale della cannabis e alla decriminalizzazione dell'uso di tutte le sostanze, il più ampio accesso possibile alla cannabis terapeutica. "Per la prima volta nella storia del nostro Paese un disegno di legge che prevede la legalizzazione della cannabis è all'esame del Parlamento" - si legge nell'appello - ma "gli ostacoli da superare sono molti e intanto i danni del proibizionismo continuano a manifestarsi indisturbati come nella vicenda di Fabrizio Pellegrini".

I radicali chiedono l'intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando e al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per una "perizia medico-legale volta ad accertare l'incompatibilità di Fabrizio Pellegrini con la reclusione, così come prevede il nostro codice penale" e "affinché il governatore della Regione Abruzzo, Luciano d'Alfonso, intervenga a garantire l'effettiva applicazione della normativa regionale in materia di cannabis terapeutica, per evitare nuovi "casi Pellegrini".

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