Riapertura Sevel, Rifondazione: "Nessuna sicurezza per i pendolari, si rischia diffusione del Coronavirus"

I segretari regionale Fars e nazionale Acerbo sottolineano che oltre il 65% dei 6 mila lavoratori arriva da fuori e questo comporterebbe un rischio

Il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo

Rifondazione Comunista dice no alla riapertura della Sevel di Atessa, in programma lunedì. "Ammesso e non concesso che siano garantite le condizioni di sicurezza all'interno dello stabilimento i lavoratori non vi arrivano con il teletrasporto", dicono in una nota il segretario regionale Marco Fars e quello nazionale Maurizio Acerbo.

I due esponenti di Rifondazione osservano come almeno il 65% dei 6 mila lavoratori dello stabilimento, senza considerare l'indotto, sono pendolari che arrivano da un'area molto vasta, che comprende decine di comuni su più regioni. 

"Non ci risulta - dicono - che siano state garantite forme di trasporto in sicurezza. Generare una mobilità così ampia senza un piano e in una fase ancora enormemente delicata rispetto alla diffusione del virus è una follia. È a tutti evidente la difficoltà nell'effettuare adeguatamente i tamponi e tracciare di conseguenza l'eventuale diffusione del virus. Cosa accadrebbe se lavoratori Sevel, spostandosi, dovessero contrarre il virus e poi riportarlo nelle loro comunità, nei loro comuni? Siamo sicuri che la struttura sanitaria regionale saprebbe tempestivamente monitorare ed isolare i nuovi focolai? Risulterebbe oltremodo ridicolo, una vera e propria presa in giro degli italiani, che il Governo mobiliti gli elicotteri per vigilare sulle grigliate e poi consenta spudoratamente a Fca di riaprire le proprie attività in deroga a quanto disciplinato dal governo stesso".

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Per Fars e Acerbo la gestione del lockdown ha creato "un ibrido che non ostacola efficacemente la diffusione del virus e nel contempo non riduce il danno economico dovuto al fermo delle attività produttive, ma anzi lo aggrava, creando un dumping tra aziende. Dichiarare necessaria la chiusura delle aziende fino al 4 maggio in base agli autorevoli pareri scientifici e poi permettere una valanga di deroghe è un atteggiamento cialtronesco. Sarebbe vergognoso se il Governo si prestasse, per il tramite dei prefetti, a questa ennesima spudoratezza della grande impresa italiana. Se così fosse, il presidente della Repubblica potrebbe sciogliere le Camere e affidarne le funzioni direttamente a Confindustria", concludono.

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