Giovedì, 21 Ottobre 2021
Economia

Spending review, Di Primio: "Far ripartire i Comuni, la parte sana del Paese"

Il sindaco di Chieti ha partecipato oggi alla manifestazione contro il decreto del Governo organizzata dall'Anci. Si appella ai cittadini affinché firmino per chiedere il referendum che abolisca i privilegi dei parlamentari

Quattro azioni per far ripartire “la parte sana dal Paese, ovvero il sistema dei Comuni” e per rendere i municipi capaci di operare per il bene dei cittadini. Sono le proposte che il sindaco Umberto Di Primio in qualità di responsabile del personale e relazioni sindacali dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) ha lanciato stamani (martedì 24 luglio) a Roma durante la manifestazione contro i tagli agli enti locali decisi dal decreto sulla spending review.

Per il sindaco è necessario cancellare i provvedimenti sulla revisione della spesa decisi dal Governo Monti “soprattutto laddove si fonda su dati errati, se non falsi, come quelli attinti dal ministero dell’Economia sul Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici)”.

In secondo luogo, Di Primio ritiene che si debba eliminare “il Patto di stabilità, vero e proprio freno dello sviluppo dei territori”. Terzo punto da attuare è la sostituzione “dei tagli lineari, penalizzanti per chi fino ad oggi ha rispettato le regole”. 

In ultimo, il primo cittadino di Chieti ritiene che ci sia bisogno di “introdurre un sistema di revisione della spesa che punti decisamente al taglio dei costi inutilmente sostenuti dalla pubblica amministrazione, facendo salve quelle spese destinate alla copertura dei servizi essenziali”.

E si rivolge direttamente ai cittadini di tutta Italia per cancellare lo sperpero di denaro pubblico “affinché – invoca Di Primio - presso i propri Comuni, si mobilitino e facciano richiesta di ripristino del servizio di raccolta di firme valide per la petizione di un referendum avente ad oggetto l’abrogazione sulla determinazione delle indennità spettanti ai membri del Parlamento”.

“Dopo che i Comuni – spiega – negli ultimi cinque anni, hanno pagato con oltre 20 milioni di euro di minori trasferimenti, da parte dello Stato, il costo della invocata riduzione della spesa pubblica, è arrivato il momento che il Governo getti la maschera e si decida a tagliare i privilegi e le inutili spese degli apparati burocratici nazionali e locali e dello stesso Parlamento”.

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