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Villa Pini, Udc: "No allo spacchettamento, chiediamo chiarezza"

Ancora nessun incontro chiarificatore con la proprietà, mentre sindacati e politica lanciano l'allarme sulle riassunzioni che non sarebbero del tutto conformi all'accordo sindacale firmato dieci giorni prima della vendita alla Santa Camilla

Ancora nessuna chiarezza sui criteri di assunzione nel nuovo corso della clinica Villa Pini, che da quasi due mesi (la vendita è stata firmata formalmente il 17 settembre scorso) è in mano alla casa di cura Santa Camilla.

Poche settimane fa i sindacati hanno chiesto un incontro alla proprietà, invito ribadito dal gruppo consiliare Udc, che torna a chiedere “la salvaguardia dei livelli occupazionali”. Meno di un mese fa il capogruppo Mario De Lio e il presidente provinciale avevano denunciato il mancato rispetto di alcune delle clausole previste nell’accordo sindacale arrivato all’alba del 7 novembre. E oggi lamentano che poco sia cambiato.

“Oggi siamo costretti a registrare lo stallo della situazione che risulta praticamente immutata rispetto al passato”, dicono. In particolare, non sarebbero ancora stati definiti i criteri su cui viene valutata l’anzianità di servizio, la gestione dei nuovi contratti, la modalità di redazione delle graduatorie cui attingere per le assunzioni e la scelta fra i contratti part time e quelli a tempo pieno. E ancora mancherebbe un prospetto che indichi il reale fabbisogno di ciascun reparto: l’accordo, infatti, prevedeva solo i numeri dei lavoratori da riassorbire, senza indicare la destinazione. In particolare saranno 466 i dipendenti di Villa Pini, 299 a tempi pieno e 167 part time, con l’obbligo di attingere alla stessa graduatoria per 30 mesi qualora aumentasse il budget messo a disposzione dalla Regione.

Ma al momento, secondo l’Udc, non c’è ancora certezza su come quei numeri vengano gestiti. Per questo De Lio e Buracchio invocano “un definitivo chiarmento fra le parti, che dovrà garantire prioritariamente i lavoratori, in attesa da mesi di conoscere il proprio destino professionale”.

E non solo, visto che Villa Pini resta un patrimonio indispensabile della sanità cittadina e regionale, considerata la necessità dei servizi offerti e il fatto che offre un supporto notevole nello snellire le liste d’attesa della sanità pubblica.

“Come gruppo consiliare – concludono - non potremo consentire un eventuale “spacchettamento” dei servizi sanitari della clinica perché questo avrebbe ricadute negative su una economia locale già fortemente provata”.

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