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I vandali deturpano la città: i palazzi storici e una chiesa nel mirino

Scritte di vernice nera nel palazzo che ospita la Camera di commercio, edificato negli anni Trenta, e nella storica chiesa di San Domenico. Furioso il sindaco, che chiede al prefetto maggiori controlli

Amaro risveglio, stamani, per i cittadini di Chieti. Una mano ignota, che si è firmata con la "A" tipica degli anarchici, ha deturpato alcuni edifici storici di corso Marrucino. A essere presi di mira, presumibilmente durante le ore notturne, la facciata della Camera di commercio, in piazza Vico, i portici proprio lì di fronte e la chiesa di San Domenico al corso. Un quadrilatero imbrattato a poche ore dal mercato settimanale: davvero tanti, dunque, coloro che questa mattina hanno visto il gesto vandalico.

Le frasi vergate con la vernice nera invitano a non votare alle prossime elezioni politiche, mentre quella sulla facciata di San Domenico chiede di trovare spazio per "meno chiese, più case". L'atto vandalico ha scatenato indignazione in tutta la città, specialmente considerando che non è la prima volta che una mano criminale deturpa beni della collettività. 

Durissimo anche il sindaco Umberto Di Primio, che parla di

"Una vergogna che si ripete. Una deturpazione della città intollerabile che da mesi denuncio. Questi soggetti andrebbero presi e gli si dovrebbe far ripulire i muri con la lingua".

Sul fronte della vigilanza, il primo cittadino anticipa un aumento dei controlli, appellandosi al prefetto e agli organi di polizia a "stringere le attività di controllo sugli ambienti dai quali provengono questi imbrattatori, nemici della città".

Al di là dell'evidente incivile deturpamento, le scritte vergate dai fantomatici anarchici sono anche uno sfregio al patrimoncio storico della città di Chieti. Il palazzo della Camera di commercio, infatti, fu edificato nel 1930, su progetto dell'architetto Camillo Guerra di Napoli, che si ispirò all'architettura medievale abruzzese, realizzando una struttura in perfetta armonia con la torre degli Scolopi e la chiesa di San Domenico a questa ammessa. Ancora oggi, è possibile scorgere i simboli dell'architettura degli anni Trenta: la colonnina centrale delle bifore a forma di fascio littorio, gli archi del porticato, le aquile posizionate ai lati del palazzo. 

Ancora più antiche le origini della chiesa di San Domenico, costruita nel 17esimo secolo come monastero domenicano e riedificata all'inizio del 19esimo secolo, dopo la demolizione del precedente edificio. Oggi ospita opere d'arte risalenti anche al XIII secolo.

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