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Università, fondo accessorio: Cisapuni inizia una battaglia legale

“Facendo leva sui rilievi ispettivi del Mef, punteremo per far emergere la colpa grave dell’amministrazione - è la posizione del sindacato - in modo da tenere i dipendenti fuori da qualsiasi responsabilità e conseguenza, riservandoci di valutare anche la possibilità di chiedere un risarcimento per i danni subiti”

Il sindacato Cisapuni dell’università d’Annunzio agirà per vie legali con l’obiettivo di ristabilire l’erogazione del fondo accessorio così come erogato fino a luglio dell’anno scorso e per scongiurare la restituzione di quanto percepito in eccesso, secondo i calcoli del ministero dell’Economia, negli anni passati. 

E’ l’ultimo round, a sorpresa, sul fronte Ima (Immunità mensile accessoria), sospeso ormai da 14 mesi dopo i rilievi degli ispettori ministeriali che nell’autunno del 2013 hanno passato in rassegna i conti dell’ateneo teatino. 

“Facendo leva sui rilievi ispettivi del Mef, punteremo per far emergere la colpa grave dell’amministrazione - è la posizione del sindacato - in modo da tenere i dipendenti fuori da qualsiasi responsabilità e conseguenza, riservandoci di valutare anche la possibilità di chiedere un risarcimento per i danni subiti”. 

Una mossa a sorpresa, si diceva, perché arriva dal sindacato che nella vertenza Ima ha tenuto sempre un profilo più basso, spesso dissociandosi dai duri comunicati firmati dalle altre sindacali, Cgil e Cisal fra le più agguerrite, per chiedere incontri, tavoli sindacali e criticare i vertici di ateneo. 

“La nostra sigla - spiegano i rappresentanti sindacali Alessio Peca e Marco Costantini - volontariamente si è dissociata da tutti questi comunicati perché, data la delicatezza dell’argomento trattato, la sua complessità e la mole di documentazione da leggere e studiare, non voleva scendere nel qualunquismo e fornire indicazione informazioni approssimative, ma soprattutto, voleva proporre una soluzione al problema”. Per questo si sono rivolti all’avvocato che ha seguito lo spinoso del tema del salario accessorio all’università di Siena, che li accompagnerà nella battaglia legale. 

Il ricorso si basa su due punti fondamentali. “La capienza del fondo accessorio, come purtroppo ribadito dal Collegio dei Revisori - spiegano i sindacalisti - è legato all’entità del fondo del 2004 ridotto del 10%. Purtroppo nessun tipo di intervento politico degli organi di vertice, come la decisione del Cda di incrementare detto fondo legandolo ai servizi introdotti e alla ristrutturazione degli uffici, o di qualsiasi politico può far venir meno questo vincolo che è stabilito in una legge dello stato alla quale non si può derogare. Non sappiamo a quanto ammonta il fondo del 2004 perché dai documenti non si evince, quindi attendiamo comunicazioni in merito da parte dell’amministrazione”. 

Sul recupero delle somme in eccesso, inoltre, è escluso che verranno messe le mani nelle tasche dei dipendenti, ma semplicemente sarà inferiore l’entità del fondo da distribuire. Nelle osservazioni degli ispettori del Mef, si evince che nel 2003 l’ateneo non ha sanato i rilievi dello stesso ministero “determinando - puntualizzano i sindacalisti - un comportamento di inerzia, che non può essere addebitata al dipendente. Si prefigura addirittura un’ipotesi di colpa grave che fa scattare responsabilità a carico degli organi di ateneo”.

Inoltre, nella replica al Mef, il direttore generale afferma che “l’Università potrebbe richiedere le somme erogate solo se, a suo tempo, avesse rinunciato del tutto o in parte alle prestazioni accessorie dei dipendenti, ma dato che tali prestazioni sono rimaste invariate verrebbe meno il principio della proporzionalità fra la quantità e la qualità di lavoro prestato”. “Noi aggiungiamo - precisano i sindacalisti - che date le ristrutturazioni avvenute nell’ultimo triennio, sono aumentate le prestazioni accessorie”. 

Sullo stesso fronte, i sindacati nazionali hanno chiesto ai vertici universitari di aprire un tavolo di trattativa. Ed in questo clima, domani (martedì 6 ottobre) ci saranno le elezioni per i rappresentanti del personale e dei docenti nel Senato Accademico. Gli eletti resteranno in carica fino al 2018.

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