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Crede di acquistare il motore per l'auto su un sito specializzato, ma i soldi finiscono sul conto di una truffatrice campana

La truffa online scoperta dalla polizia di Chieti dopo la denuncia di una giovane teatina che aveva pagato mille euro senza ricevere quanto pattuito

Un’altra truffa online, stavolta scoperta dalla Squadra mobile di Chieti dopo la denuncia, risalente allo scorso mese di marzo, di una giovane teatina che aveva acquistato su internet, attraverso un noto sito specializzato, un motore rigenerato per la propria autovettura pagandolo mille euro. Motore mai ricevuto dalla sfortunata acquirente. 

Le successive indagini condotte dalla 3^ sezione “Reati contro il patrimonio” hanno permesso di identificare una delle responsabili della truffa: una sessantenne campana risultata essere la reale titolare dell’Iban sul quale la malcapitata aveva versato la cifra pattuita per la compravendita. La donna è stata denunciata.

Da qui la polizia è riuscita a ricostruire l’ingegnoso e complesso meccanismo messo in atto da una vera e propria organizzazione specializzata in questo tipo di truffe. 

Il server e numeri fissi nel nord per eludere i controlli della polizia

I malviventi periodicamente rendevano visibile in rete - rimodulandone di volta in volta denominazione e numeri telefonici da contattare - un sito specializzato in ricambi d’auto ma, come accertato, avente il server ubicato nel nord Europa, artificio posto in essere proprio al fine di eludere i controlli in rete delle forze di Polizia. 

Tale sito risultava altamente professionale sia per la struttura dello stesso che per la vasta gamma di prodotti commercializzati nonché per l’assistenza telefonica fornita ai malcapitati clienti dai “finti addetti”. 

Dalle indagini è emerso che l’utenza fissa era fittizia e generata per mezzo di un servizio internet che consente di creare una numerazione fissa con il prefisso geografico desiderato che, nel caso di specie, era quello di Gorizia: ulteriore escamotage finalizzato a carpire la fiducia degli ignari utenti/acquirenti, mentre in realtà le chiamate venivano deviate su un’utenza mobile intestata a persona fittizia. 

L’organizzazione dedita alle truffe in Campania

Proprio dall’attenta analisi dei tabulati telefonici, gli investigatori hanno potuto constatare come, in poco meno di venti giorni, l’organizzazione era stata contattata da oltre 500 utenti e che le antenne telefoniche impegnate dai truffatori erano quelle della città di Napoli e provincia. Gli accertamenti espletati hanno consentito, al momento, di identificare l’ultimo “anello del sodalizio” nella donna campana denunciata e di evidenziare l’esistenza di una fitta rete di compartecipi che, sistematicamente, all’accredito delle somme “raggirate” le dividevano tra loro per mezzo di ricariche PostePay e prelievi presso gli sportelli Atm insistenti sul territorio partenopeo. 

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