Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Tragedia di Rigopiano, in attesa della sentenza parla il fratello di Dino Di Michelangelo: "La giustizia faccia il suo corso"

Al presidio davanti al Tribunale presenti i familiari del poliziotto teatino che ha perso la vita sotto le macerie insieme alla moglie

Ore di attesa per i familliari delle vittime della valanga che ha travolto l’hotel Rigopiano, in vista della sentenza prevista per oggi pomeriggio a Pescara. Al presidio davanti al Tribunale, dove ci sono anche la madre e il fratello di Dino Di Michelangelo, il poliziotto teatino che ha perso la vita sotto le macerie insieme alla moglie, si sono recati il sindaco Diego Ferrara e il vicesindaco Paolo De Cesare, "a testimonianza della vicinanza della città a chi ha perso i propri cari in una tragedia che ha toccato profondamente la comunità intera".

Dopo 15 rinvii, 1.318 giorni dalla prima udienza, giunge a conclusione il processo di primo grado sulla tragedia di Rigopiano, avvenuta poco più di 6 anni fa. Tutti ricordano quel tragico 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse il resort di Farindola, provocando la morte di 29 persone. Undici i superstiti.

"Mi aspetto - dice Alessandro, fratello di Dino Di Michelangelo - che la giustizia faccia il suo corso e che ci sia qualcuno che si assuma una responsabilità così grande da poter finalmente applicare la Costituzione e far sperare alle nuove generazioni che nel nostro Paese tutto potrà essere amministrato con senso del dovere e responsabilità. Oltre alla giustizia auspico che ci sia un atto di responsabilità da parte di chi deve decidere e sicuramente avrà già un suo quadro generale, quello che noi abbiamo già da tempo, e che oggi verrà finalmente acclarato da una persona al di sopra delle parti.

È evidente che in quei giorni e soprattutto nei giorni successivi all'evento qualcosa non ha funzionato per il verso giusto, noi famigliari ci aspettiamo che sia accertato quanto accaduto. Mi aspetto anche che la giustizia faccia il suo corso per far sperare alle nuove generazioni che nel nostro Paese tutto potrà essere amministrato con senso del dovere e alta responsabilità.

Spero solo di poter finalmente terminare il mio compito , portare a termine il mio lavoro di fratello maggiore, figlio , padre e zio e poter finalmente trovare la nostra pace".

Gli imputati, 30 tra amministratori e funzionari pubblici oltre al gestore e al proprietario della struttura, sono accusati a vario titolo dei reati di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni, falso, depistaggio e abusi edilizi. Tutti hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Il dispositivo della sentenza è atteso nel pomeriggio alle ore 16,30.

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