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Megalò 3, Di Primio rischia il processo per corruzione

Secondo la Procura di Chieti il sindaco avrebbe accettato promesse di denaro. Cinque le persone rinviate a giudizio

La procura dell’Aquila ha chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco di Chieti Umberto Di Primio e altre cinque persone nell’ambito dell’inchiesta relativa alla realizzazione di Megalò 3 a Chieti Scalo. Si tratta di un filone parallelo a quello dell’inchiesta Terre d’oro, maxi-operazione sul traffico illecito di rifiuti speciali e discarica abusiva che a gennaio del 2015 aveva condotto all'arresto di quattro imprenditori, 18 avvisi di garanzia e sequestri per 3 milioni di euro.

Come riporta Il Messaggero Abruzzo, i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, non ritenendo fondate le difese degli indagati, sono andati avanti e hanno recentemente chiesto il processo per Di Primio e il segretario generale dell’autorità di bacino Michele Colistro, accusati di corruzione, per il costruttore Enzo Perilli, accusato di traffico illecito di rifiuti e per il  commercialista Paolo Di Martino e gli architetti Giovanni Melozzi e Umberto Di Renzo.

Al centro dell’indagine della squadra Mobile di Pescara e della Forestale la realizzazione del Megalò 3. Per l’accusa l’imprenditore Perilli, titolare della società che voleva realizzare la struttura e comproprietario del terreno, avrebbe fatto in modo di beneficiare dei favori di Di Primio e di Colistro per superare una serie di ostacoli al progetto edilizio. Sempre secondo le accuse, in cambio dei permessi al progetto dal canto suo Di Primio avrebbe ottenuto da Perilli garanzie di contributi alla campagna elettorale e copertura di debiti. 

Ora sarà il gup a decidere se rinviarli a giudizio o proscioglierli dalle accuse.

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