Megalò 2 e 3, Wwf annuncia ricorsi al Tar: basta cemento a ridosso del fiume Pescara

Il Wwf annuncia ricorsi alla vigilia della discussione al Comitato Via dei fratelli minori del Megalò: "Situazione già critica, il rischio idraulico è già aumentato a monte e a valle"

da sinistra: il geometra Fagnano, l'avvocato Febbo e la presidente Wwf Di Francesco

Il Wwf annuncia iniziative contro Megalò 2 e Megalò 3:  i due progetti previsti a ridosso del grande centro commerciale omonimo in zona Santa Filomena.

Il primo, comprendente quattro nuovi edifici e un albergo che andrebbero a occupare l’area parcheggio chiusa di fronte a Megalò, ha avuto parere favorevole con prescrizioni dal Comitato VIA l'anno scorso. Il secondo, altra colata di cemento da cinque edifici commerciali incluso un ristorante, domani sarà discusso al VIA.

Il tutto in una zona dove il rischio allagamento è aumentato proprio a causa della realizzazione degli argini in corrispondenza del centro commerciale più grande d'Abruzzo, che ha ristretto la sezione di deflusso delle acque del fiume Pescara.

Contro il parere favorevole espresso nei confronti di Megalò 2, dopo l’annullamento da parte della giustizia amministrativa di due pareri negativi “per difetto di adeguata istruttoria”, il Wwf Abruzzo oggi in conferenza stampa a Chieti fa sapere che presenterà ricorso al Tar.

“La localizzazione dell’opera è stata definita non idonea perché in un’ansa del fiume Pescara e in un’area a forte criticità ambientale - spiega Nicoletta Di Francesco, presidente Wwf Chieti - L'approvazione  del progetto esiste ma non è stata ancora pubblicata sul Bura". Il Megalò 2 è un progetto della ditta SIRECC, la stessa che, dopo alcuni passaggi di proprietà, nel 2005 ha completato e inaugurato il fratello maggiore in via Tirino. 

”Lo stesso Megalò- sottolinea l’avvocato dell’associazione Francesco Paolo Febbo – è stato realizzato a suo tempo senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale in una situazione di dubbia legittimità e in virtù di una normativa regionale rimasta in vigore per soli quattro mesi e più volte giudicata nei documenti dello stesso Comitato VIA illegittima perché in contrasto con la normativa statale e comunitaria”.

La sottocommissione del Comitato VIA ha quindi suggerito il riesame dei provvedimenti relativi al centro commerciale. “L’attuale Megalò – riprende Febbo – occupa un’area da 52.042 metri quadri nel pieno di un’ansa e cassa di espansione naturale del fiume Pescara. Esso ha stravolto il regime idraulico del principale corso d’acqua abruzzese trasferendo il rischio esondazioni a monte e a valle, tant’è vero che il Commissario straordinario per il risanamento del Bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio, ha ipotizzato nuovi e costosi interventi  per la realizzazione di altre casse di espansione in sostituzione di quelle che sono state immotivatamente occupate. Altro che cementificare ancora!”.

Che la realizzazione del centro commerciale, delle infrastrutture connesse e dell’argine abbia già creato danni per il Wwf è un fatto certo, come si evince dai documenti ufficiali  (BURA anno XLIII N. 34 del 20/6/2012).

Per questo gli ambientalisti sperano che il riesame previsto domani sull’insediamento di Megalò 3 si concluda per forza di cose con un giudizio non positivo adeguatamente motivato.

Sul progetto, presentato inizialmente da Pinti Carmen e recentemente passato di competenza della ditta AKKA, il Wwf ha già presentato diverse osservazioni scritte e verbali davanti al Comitato VIA. Se la discussione domani non avrà esiti negativi, anche per il Megalò 3 si prefigura il ricorso al Tar.

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Il Wwf ricorda che Megalò 2 e Megalò 3 fanno parte del PRUSST, il “Programma di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio": "Ma cosa c'è di sostenibile nel far finta di niente e costruire dove non si può?" conclude Nicoletta Di Francesco "Ci sono capannoni dismessi e zone abbandonate - conclude -  non sarebbe stato logico puntare su quelle invece di scommettere su un’area di esondazione?".

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