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Un'istanza alla soprintendenza cerca di salvare palazzo Sirena dalla demolizione

Il documento, presentato dal comitato Risorgi Sirena, ripercorrere la storia dell'edificio simbolo di Francavilla al Mare, che da oltre un secolo ospita eventi culturali di rilievo. All'appello hanno aderito diversi intellettuali

Un’istanza alla soprintendenza Archeologia Belle Arti e paesaggio dell’Abruzzo per salvare il palazzo Sirena di Francavilla al Mare dalla demolizione. Il documento, presentato nel corso di una conferenza stampa, è stato preparato dal comitato Risorgi Sirena, che si sta muovendo insieme a Italia Nostra di Chieti e Pescara, al Cesar (Centro studi sull’architettura razionalista) di Roma, all’Archeoclub Abruzzo e alla delegazione di Francavilla. Con loro anche il consigliere comunale Stefano Di Renzo e alcune associazioni cittadine, tra cui il Centro educazione ambientale di interesse regionale Buendia. 

Da tempo, il comitato si batte contro la scomparsa di quello che, di fatto, è uno dei simboli più noti della città, stagliandosi da oltre un secolo di fronte al mare. L’edificio fu realizzato nel 1888, sul progetto dell’architetto pescarese Antonino Liberi, con l’obiettivo di favorire il turismo a Francavilla, per ospitare manifestazione estive di richiamo. 

La sua storia è legata a stretto filo con quella del Vate: fu proprio Gabriele d’Annunzio a inaugurarlo, e poi riportò la cronaca di quella giornata sul giornale “La tribuna di Roma”. Distrutto dalle bombe tedesche nel corso della Seconda guerra mondiale, palazzo Sirena fu ricostruito sullo stesso sito con i fondi per danni di guerra, su progetto dell’ingegner Vittorio Ricci.

Da allora e fino agli anni Novanta, l’edificio fu protagonista di episodi importantissimi nella vita sociale e culturale della città, ospitando spettacoli, mostre, concerti, convegni e incontri culturali. Negli anni Novanta fu ampliato sul lato fronte mare, mantenendo il suo ruolo di spazio per la cultura. 

Per il comitato Risorgi Sirena, però, “la tutela non riguarda solo il manufatto architettonico, ma il luogo e la funzione continua e persistente svolta negli anni, nonché il significato ruolo assunto nella coscienza della collettività insediata nel processo di 'interazione fra popolazione e luogo nel corso del tempo'". Il comitato si appella Codice dei beni culturali e del paesaggio e alla convenzione di Faro (carta redatta nel 2005 e sottoscritta in Italia nel 2013), che rivendica il diritto all’eredità culturale, cioè alla conservazione e alla tutela delle risorse ereditate dal passato come espressione dei propri valori di civiltà. Chi vuole salvare palazzo Sirena chiede un percorso di valorizzazione che consenta di recuperare una “testimonianza storico architettonica”.

All’appello del comitato hanno aderito numerosi professori, intellettuali e professionisti. Tra questi l’urbanista Carlo Pozzi, lo storico Enzo Fimiani, l’antropologa Paola De Santis Ricciardone, il regista e sceneggiatore Luciano Odorisio, l’architetto Mosè Ricci, e la sezione Alfredo Grifone dell’Anpi di Chieti.

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