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Domenica, 29 Gennaio 2023
Cronaca Fara San Martino

Cade l'accusa di infedeltà patrimoniale nella diatriba giudiziaria tra i De Cecco

A deciderlo è stato il giudice per le indagini preliminari Giovanni De Rensis del tribunale di Pescara che ha firmato l'ordinanza di archiviazione

Non c'è stata infedeltà patrimoniale. È quanto si legge nell'ordinanza di archiviazione firmata da Giovanni De Rensis, giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara riguardo alla diatriba giudiziaria tra i De Cecco dello storico pastificio di Fara San Martino, come riferisce IlPescara
Nella vicenda erano contrapposti da un lato Filippo Antonio De Cecco, Giuseppe Adolfo De Cecco e Giuseppe Alfredo De Cecco e dall'altro Francesco Fattori (ex amministratore delegato che è accusato anche di rivelazione di segreto d'ufficio), Fabrizio D'Eredità (responsabile della Egon Zhender International che per la De Cecco fece la ricerca di un amministratore delegato qualificato, poi individuato in Fattori che era accusato anche di rivelazione di segreto d'ufficio), Giuseppe Aristide De Cecco, Saturnino De Cecco, Enrica Dogali, l'ex responsabile dell'ufficio legale del pastificio e Antonio Di Mella, ex direttore del controllo di gestione.

Come si legge tra le altre cose nell'ordinanza, in merito alla presunta infedeltà patrimoniale, «perché possa sussistere tale reato è necessario che l'interesse della società e quello della persona fisica che la rappresenta si trovino in "obiettivo antagonismo nell'ambito della medesima operazione contrattuale" mentre nella specie trattavasi di due distinte operazioni commerciali. Invero presupposto logico logico e necessario della condotta d'infedeltà patrimoniale di cui alla richiamata norma è rappresentato dall'esistenza in capo al soggetto attivo di un interesse in conflitto con quello della società».

Poi De Rensis scrive: «Non può che discendere come gli elementi acquisiti nel corso delle investigazioni non consentano di formulare una ragionevole previsione di condanna a carico di Fattori, De Cecco Giuseppe Aristide, De Cecco Saturnino, Dogali e Di Mella in ordine al delitto di infedeltà patrimoniale, atteso come non appaia ravvisabile un antagonismo di interessi effettivo, attuale e oggettivamente valutabile tra gli amministratori agenti (a tacere, ovviamente, degli indagati che non erano tali ovvero che non erano più dipendenti della società De Cecco) e la società, a causa del quale i primi, nell'operazione economica che doveva essere deliberata, si siano trovati in posizione antitetica rispetto a quella dell'ente, tale da pregiudicare gli interessi patrimoniali di quest'ultimo, non essendo sufficienti situazioni di mera sovrapposizione o commistione di interessi scaturenti dalla considerazione di rapporti diversi ed estranei all'operazione deliberata per conto della società».

Per la posizione di D'Eredità non è stata ravvisata la rivelazione di segreti d'ufficio. 

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