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Il Comune truffato è pronto a costituirsi in giudizio contro gli arrestati del Consorzio di bonifica

La truffa contestata agli indagati nell’aver sottratto all’ente i 300mila euro, miscelando i rifiuti e scaricando le spese extra sull'ente

Nell’inchiesta “Panta rei”, che ha portato ieri (giovedì 20 ottobre) agli arresti domiciliari per quattro persone, il Comune di Chieti risulta parte offesa. Secondo l’accusa, il Consorzio di bonifica centro, struttura pubblica che avrebbe dovuto depurare l’acqua, sarebbe stato gestito “in modo privatistico” e avrebbe così spillato 300mila euro al Comune di Chieti

La truffa contestata agli indagati - accuse ovviamente ancora tutte da accertare - consisterebbe nell’aver sottratto all’ente i 300mila euro, miscelando i rifiuti e scaricando le spese extra sul Comune. Intanto il sindaco Umberto Di Primio ha già dato disposizioni affinché, nel caso dovessero essere confermate le responsabilità ipotizzate dall’accusa, l’ente si schieri come parte offesa. “Ho già dato incarico agli uffici - spiega - di consegnarmi un puntuale report sulla situazione, tenendo conto in particolare degli specifici elementi rilevati dagli inquirenti”. 

In merito all’inchiesta in corso, il sindaco commenta: “Siamo nella fase delle indagini, quindi è giusto che gli inquirenti abbiano campo libero per individuare eventuali responsabilità. Non spetta a me dare giudizi, ma la situazione emersa desta molta preoccupazione, sia per i danni ambientali che per la truffa a danno del Comune”. 

A maggio 2015, dopo varie segnalazioni dei cittadini per i cattivi odori nella zona di Selvaiezzi, il sindaco si era rivolto alla procura, all’Arta e alla Asl per indicare alcune anomalie nell’impianto di depurazione.

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