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Il consiglio dei ministri salva Carichieti: ripartirà con fondi privati

Il provvedimento pemette di dare continuità all’attività creditizia e ai rapporti di lavoro, tutelando i correntisti, grazie a 3 miliardi e 600mila euro interamente a carico del sistema bancario. Le banche verranno liberate dai crediti in sofferenza, aggiungeranno il prefisso 'nuovo' al nome e verranno traghettate verso la cessione nel minor tempo possibile

Il Consiglio dei ministri salva la Carichieti. Il decreto legge cosiddetto “salvabanche”, che oltre all’istituto di credito abruzzese darà respiro anche a CariFerrara, Banca Marche e Popolare dell’Etruria, è arrivato ieri sera (domenica 22 novembre), al termine di una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri di appena una ventina di minuti 

Il provvedimento pemette di dare continuità all’attività creditizia e ai rapporti di lavoro, tutelando i correntisti, grazie a 3 miliardi e 600mila euro interamente a carico del sistema bancario. Già nella giornata di venerdì (21 novembre) la Banca d’Italia aveva avviato “i provvedimenti di avvio della risoluzione, approvati dal ministero dell’Economia a seguito della positiva decisione della Commissione europea sui programmi di risoluzione previsti nei provvedimenti stessi”. 

Le banche verranno liberate dai crediti in sofferenza, aggiungeranno il prefisso 'nuovo' al proprio nome e verranno traghettate verso la cessione nel minor tempo possibile "al fine di massimizzare il prezzo di vendita". Il consiglio dei ministri, convocato in via eccezionale di domenica pomeriggio, ha dato il via libera al decreto legge per la risoluzione dei quattro istituti, con un provvedimento che, sottolinea il Governo, "consente di dare continuità all'attività creditizia - e ai rapporti di lavoro - tutelando pienamente i correntisti" e, soprattutto, "non prevede alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico alle banche in risoluzione o al Fondo nazionale di risoluzione" ed esclude "il ricorso al bail in", ovvero al salvataggio delle banche in difficoltà con i fondi di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro. L'operazione è stata oggetto di un lungo braccio di ferro con l'Unione Europea, che ha sempre visto il ricorso al fondo interbancario per la tutela dei depositi come una forma di aiuto di Stato. Oggi invece il Governo incassa il via libera all'operazione che, spiega il commissario Ue Margrethe Verstager, "riduce al minimo l'uso dei fondi pubblici e le distorsioni della concorrenza". L'operazione prevede il ricorso al fondo di risoluzione per chiudere la crisi di quattro banche già commissariate da tempo (due anni e mezzo fa la prima, nove mesi fa l'ultima), attraverso la nascita di 4 nuovi istituti ripuliti di tutti i crediti in sofferenza e quindi in grado di operare da subito in condizioni migliori di prima, senza soluzione di continuità. 

Il fondo di risoluzione, spiega Bruxelles in una nota, erogherà 3,6 miliardi di euro alle banche ponte, per capitalizzarle e per coprire la differenza negativa fra gli attivi trasferiti e le passività: i costi dell'operazione sono così interamente a carico del sistema bancario, che potrà tuttavia recuperarli con il perfezionamento dell'operazione nei prossimi mesi, tramite il recupero crediti, la cessione delle banche salvate o di parte di asset delle stesse a terzi interessati, che adesso potranno rilevare attività sanate dai crediti deteriorati. Le 4 nuove banche 'buone' saranno provvisoriamente gestite, sotto la supervisione dell'Unità di Risoluzione di Bankitalia, da amministratori da questa designati: in tutti e quattro i casi la carica di presidente è rivestita da Roberto Nicastro, ex direttore generale di Unicredit. I crediti in sofferenza di tutte le quattro banche verranno invece trasferiti a una unica bad bank, con il fondo di risoluzione che garantirà questa misura concernente gli attivi deteriorati rafforzando ulteriormente i bilanci delle banche ponte. "Il beneficio connesso a tale garanzia - spiega l'Ue - è stato quantificato approssimativamente in 400 milioni di euro di ulteriore supporto del fondo di risoluzione"

NICASTRO PRESIDENTE, IMMORDINO A.D. - Amministratore delegato della nuova Carichieti è stato nominato il commissario uscente Salvatore Immordino. Presidente è Roberto Nicastro, che ricopre la stessa carica anche per gli altri istituti salvati dal decreto legge. Nel Cda c’è anche Maria Pierdicchi. Nel collegio sindacale, invece, Paola Leone sarà presidente, con Leonardo Patroni Griffi e Maria Teresa Bianchi. La partecipazione al salvataggio dei quattro istituti italiani in crisi costerà a Intesa Sanpaolo 475 milioni di euro. 

LA POLITICA COMMENTA - E all’indomani del salvataggio arriva un messaggio entusiastico dall’onorevole Fabrizio Di Stefano (Forza Italia), che invita a vigilare “anche sul futuro di Carichieti ed eventualmente su chi interverrà per il suo avvenire. Credo però - conclude- che più che Renzi dovremmo ringraziare il ministro Boschi poiché se non fosse stato coinvolto anche qualche istituto di credito toscano, questo provvedimento non avrebbe visto la luce”.

Plauso al decreto anche da Giulio Sottanelli, deputato abruzzese e capogruppo in Commissione Finanze di Scelta Civica. “Il decreto varato ieri dal Consiglio dei Ministri con le norme per il salvataggio di Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e CariChieti - commenta - è un provvedimento di responsabilità che tutela lavoratori e risparmiatori, lo colgo anche come segnale di attenzione e di interesse del governo verso il territorio abruzzese nel quale hanno sede la Carichieti e molte filiali di Banca Marche. Il provvedimento consentirà di dare continuità all'attività creditizia e ai rapporti di lavoro, tutelando pienamente i correntisti, visto che esclude il ricorso al bail in, ovvero al salvataggio con i fondi di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro e, soprattutto, non prevede alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico alle banche in risoluzione o al Fondo nazionale di risoluzione”.

“Il provvedimento - aggiunge - è reso possibile soprattutto dagli sforzi e dagli oneri di cui si è fatto carico il sistema bancario italiano: questo permetterà alle banche oggetto del salvataggio di aprire un nuovo capitolo, di ripartire con fiducia e rilanciare la propria azione senza alcun aiuto pubblico a differenza di quanto è avvenuto ed ancora avviene in altri paesi europei”.

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