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Riordino Province, ultima chiamata: Di Primio scrive in Regione

Per il sindaco l'unione di Chieti e Pescara concentrerebbe tutto nell'area urbana marginalizzando il resto dell'attuale Provincia di Chieti, a discapito di Lanciano, Ortona e Vasto che diventerebbero periferie grandissime

Si avvicina il 23 ottobre, quando il Consiglio Regionale dovrà esprimersi sulla proposta di riordino delle province elaborata dal CAL: Chieti-Pescara e  L’Aquila-Teramo.

Per il sindaco Di Primio, in virtù del poco apprezzabile numero dei sostenitori, otto su venti, è ancora il caso di rivalutare la proposta di riordino nel senso delle tre province:  L'Aquila, Chieti e Pescara/Teramo e spiega le sue considerazioni in una lettera indirizzata al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, al presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano, al presidente della II Commissione Permanente, Luca Ricciuti e agli assessori e consiglieri regionali.

Parte dalla normativa Di Primio, dicendo che basterebbe rispettare i criteri del D.L. per lasciare la provincia di Chieti intatta. “Ma vi è dell’altro – scrive a Chiodi e company -  innanzitutto, il tessuto economico della realtà teatina, costituito da un collaudato sistema , turistico, industriale, nonché da un settore agricolo che, nonostante la sfavorevole congiuntura economica, è tra i più dinamici dell’intero territorio nazionale. Una modifica degli assetti istituzionali, una diversa distribuzione di competenze e ruoli potrebbe alterare, in negativo, tale equilibrio”.

L’unione delle  Province di Chieti e Pescara, secondo il sindaco, concentrerebbe tutto nell'area urbana chietino/pescarese, marginalizzando il resto dell'attuale Provincia di Chieti, a discapito di territori come  Lanciano, Ortona e Vasto che finirebbero per essere una periferia amplissima.

“A ciò - prosegue - debbo aggiungere considerazioni più pertinenti alla mia città. Chieti, non certo per colpa sua, ha tra le voci più rilevanti della propria economia, quella generata ed indotta dalla presenza in città degli uffici periferici dello Stato. Oltre duemila occupati senza considerare l'indotto. Ebbene, la perdita dello status di capoluogo vorrebbe dire, nella migliore delle ipotesi, ridimensionare questa presenza. Incalcolabile, invece, è il danno in termini di economia nascente da detti uffici che verrebbe a mancare, dando vita ad una pericolosa spirale negativa. Anche per questo chiedo di riflettere e pensare alla proposta delle tre Province”.

Quanto alla Provincia di Pescara/Teramo, il sindaco osserva che rispetto alla distanza tra Chieti e Pescara, quella con Teramo consentirebbe al territorio in questione di non perdere uffici, non potendo rinunciare alla presenza sul suo territorio di riferimenti amministrativi.

“Pescara invece  - continua  – unendosi eventualmente a Chieti, impedirebbe al capoluogo Adriatico, stretto a sud da Francavilla al Mare e verso l'interno da San Giovanni Teatino, di poter ampliare il proprio territorio, rimanendo così schiacciata ed aumentando i già critici dati relativi alla vivibilità.  Per queste brevi considerazioni – conclude Di Primio nella lettera - sapendo che ognuno di noi giustamente deve difendere il proprio territorio, ma nella consapevolezza di aver offerto alla Vostra autorevole attenzione elementi oggettivi di riflessione, rinnovo la proposta già avanzata e votata in sede di CAL, di suddivisione del territorio abruzzese in tre Province: quelle di Chieti e de L’Aquila, in quanto rispondenti al dettato del D.L. n. 95/2012, ed una terza che vedrebbe l’unificazione dei territori di Pescara e Teramo soggette, anche per difetto di requisiti, al riordino”.

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