Economia

Terremoto, Coldiretti Abruzzo a Roma: "Vendita prodotti locali crollata del 70%"

Questa mattina gli allevatori e agricoltori abruzzesi erano a Roma per lanciare l'allarme lavoro a seguito del terremoto di tre anni fa con epicentro nel comune di Accumoli

Sono centinaia gli agricoltori, gli allevatori e i pastori terremotati della Coldiretti che, anche dall’Abruzzo, questa mattina hanno lasciato le proprie aziende per raggiungere il centro della Capitale e offrire in piazza di Sant’Anastasia al Circo Massimo i propri prodotti. Un grande striscione per ricordare che “La terra non trema – Il coraggio dei contadini”, a simbolo della tenacia degli agricoltori che con grande coraggio e dignità – sottolinea la Coldiretti - sono rimasti a vivere e lavorare nelle campagne ferite nonostante i ritardi nella ricostruzione e le perduranti difficoltà quotidiane.

In piazza con i produttori c’è Ettore Prandini il presidente della Coldiretti che ha voluto dedicare alla solidarietà la ricorrenza del 75esimo anno dalla propria Fondazione avvenuta proprio a fine ottobre 1944 insieme ai vertici di Coldiretti Abruzzo nelle persone del presidente regionale Silvano Di Primio e dei presidenti delle federazioni provinciali Emanuela Ripani (Teramo), Angelo Giommo (L’Aquila) e Pier Carmine Tilli (Chieti), dei direttori regionale e provinciali di Coldiretti, della struttura, dei giovani imprenditori e della donne imprenditrici.

 "Un modo per ricordare che anche in Abruzzo nei paesi svuotati dal terremoto e con il turismo in lenta ripresa si registra ancora un crollo del 70% delle spesa che sta soffocando l’economia locale e il lavoro, a partire dagli agricoltori e dagli allevatori che sono rimasti nonostante le difficoltà.I pesanti ritardi della ricostruzione con le difficoltà abitative delle popolazioni locali e i problemi a far tornare i turisti hanno determinato – sottolinea la Coldiretti - un crollo delle vendite dei prodotti locali che gli agricoltori, a prezzo di mille difficoltà, sono comunque riusciti a salvare dalla macerie garantendo la continuità produttiva e, con essa, una speranza di ripresa in un territorio a prevalente economia agricola che al terremoto ha pagato un conto salato".

In difficoltà ci sono 25mila aziende agricole e stalle censite nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove c’è una significativa presenza di allevamenti con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, e un rilevante indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.

"Tra i settori più colpiti c’è sicuramente – spiega Coldiretti – quello dell’allevamento ma in difficoltà si trovano anche le altre attività a partire dall’agriturismo dove è ancora lenta la ripresa per le 444 strutture che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat operano nell’area dei quali 42 in Abruzzo. L’Abruzzo è stata una regione doppiamente colpita, perché aveva subito anche il sisma del 2009  ma nonostante tutto la maggioranza di agricoltori e allevatori che, a prezzo di mille difficoltà e sacrifici, non hanno abbandonato il territorio".

Coldiretti Abruzzo ricorda che le aziende zootecniche direttamente colpite dal sisma 2016/2019 riportando danni importanti alle strutture sono state oltre 400 con una perdita di oltre 40mila avicoli, oltre 8mila capi tra pecore e suini, oltre 200 bovini secondo una elaborazione effettuata sulla base dei dati dell’istituto zooprofilattico d’Abruzzo e Molise. “Ma le aziende in difficoltà che risentono ancora oggi delle conseguenze dirette ed indirette del sisma ancora migliaia – sottolinea Coldiretti Abruzzo – ed è importante affrontare con misure adeguate le conseguenze del terremoto per riportare alla normalità l’Abruzzo e tutte le regioni colpite”.

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