Economia

La gestione pubblica dell'acqua in Abruzzo si può ancora salvare?

Per la Cisl finalmente il Commissario dell'ATO Regionale ERSI, ha avuto il coraggio di rappresentare alla collettività abruzzese lo stato delle sei Società di gestione pubblica che hanno avuto in house il servizio

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Il 3 maggio 2012, la CISL Abruzzo, insieme alla FEMCA Regionale, lanciava un forte allarme sulle difficili condizioni del Servizio Idrico Integrato della regione Abruzzo richiedendo un immediato cambiamento.  Essere stati inascoltati ha reso quasi irrecuperabile la realizzazione di un progetto di riforma in grado di continuare la gestione pubblica del servizio idrico.
        In questi mesi la situazione non poteva che aggravarsi e prendiamo atto che finalmente il Commissario dell'ATO Regionale ERSI, Ing. Caputi, ha avuto il coraggio di rappresentare alla collettività abruzzese lo stato delle sei Società di gestione pubblica che hanno avuto in house il servizio.
        La gestione dell'acqua rimane un esempio emblematico di un vecchio modo di gestire la cosa pubblica e di come la politica ostacola i processi di cambiamento ormai non più rinviabili.
         Il quadro economico-finanziario rappresentato è ancor più grave, in quanto il  bene demaniale, rappresentato dal patrimonio delle reti, che ammonta a circa 300 milioni di euro,  non può e non deve essere inserito nelle poste di bilancio. Se a tale quadro aggiungiamo lo stato debitorio delle Società (ad eccezione di L'Aquila rifinanziata per il problema del terremoto) e lo stato delle reti, possiamo affermare che siamo in presenza di una gestione fallimentare del servizio pubblico, interpretato dalla politica come strumento di potere e di ricerca di consenso clientelare.
        La CISL e la FEMCA si augurano che l'Ing. Caputi si dimetta per non avere denunciato in tempo questa situazione che ha determinato l'ulteriore aggravarsi di sintomi ben presenti già da diversi anni. Affidare ai Comuni che hanno gestito in questi anni il servizio in rappresentanza pubblica, come viene proposto, è assolutamente improponibile.
         E' giunta l'ora che la regione metta insieme i Comuni e costituisca un'unica società pubblica, se ancora siano in tempo, radicata sul territorio, gestita con efficienza ed economicità, con l'individuazione di manager all'altezza della gestione del servizio pubblico, legato ai risultati, al fine di dimostrare, una volta tanto, che il servizio pubblico può essere un'opportunità per la collettività.
        Vista la disastrosa gestione fin qui realizzata, i soci, come prevedono le leggi in vigore, sono invitati a ricapitalizzare le società pena il rischio del loro fallimento. Nessuno pensi di chiamare nuovamente i lavoratori e i cittadini  con i licenziamenti,  l'aumento delle tasse e delle tariffe a rifinanziare una gestione che si è rilevata fallimentare.

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