Cronaca

Acqua: petizione per cambiare lo Statuto comunale ferma

A un anno dalla richiesta di inserire nello Statuto il principio del "diritto umano all'acqua" e il riconoscimento del servizio idrico pubblico nulla è stato fatto dal Sindaco di Chieti

Wwf Chieti e il Popolo dell'acqua rinnovano la richiesta per cambiare lo Statuto comunale. Circa un anno fa, il 1 luglio 2010, l'associazione consegnò una petizione al Sindaco firmata da 1134 cittadini.

Nella nota che accompagnava la stessa, si chiedeva formalmente la convocazione urgente di un Consiglio comunale straordinario per deliberare e inserire nello Statuto il principio del “diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico”. Veniva chiesto inoltre il riconoscimento del servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, “in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di diritto pubblico”.

"Ricordando gli impegni presi dal Sindaco Umberto Di Primio sin dalla campagna elettorale - dice Nicoletta Di Francesco, presidente Wwf Chieti - l’associazione a nome dei 1.134 firmatari della petizione e dei circa 25.000 teatini (24.873 per il primo quesito; 25.124 per il secondo) che hanno votato Sì ai due referendum sull’acqua, torna a chiedere che sia approvato al più presto dal Consiglio comunale quanto richiesto con la petizione del 1 luglio 2010, nel rispetto delle opinioni democraticamente espresse da ben oltre la metà dei cittadini elettori di Chieti".

"E' lo Statuto cittadino - continua Di Francesco - a prevedere che il Sindaco o il Presidente del Consiglio comunale assegnino la petizione in esame all’organo competente entro trenta giorni e che a sua volta l’organo competente deve pronunciarsi in merito entro i successivi 30 giorni. Dalla consegna formale del documento da parte del WWF è invece trascorso ben più di un anno. Un ritardo che dopo il Referendum è diventato ancora più inaccettabile".
 

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