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Cronaca

Test Medicina: Azione Universitaria dice sì al numero chiuso

L'associazione studentesca, prima in Italia, in un documento diffuso fra gli universitari della D'Annunzio e indirizzato alla ministra Giannini, si dice favorevole ad un criterio di selezione per "lasciare l'università a quelli che vogliono studiare sul serio"

Nel coro dei no al numero chiuso, spunta la voce di Azione universitaria Chieti, che si dice invece favorevole ad un criterio di selezione in ingresso, e non alla fine del primo anno come prevede il riordino della ministra all’Istruzione, Stefania Giannini.

“Un vaglio basato sul merito, per quanto imperfetto – dicono – è comunque preferibile a una selezione dettata dal caso o, peggio, dal privilegio”. E ancora: “Anziché chiedere l’abolizione del numero chiuso, sarebbe il caso di studiarne l’introduzione anche nelle facoltà che sinora non lo hanno sperimentato”. E Azione Universitaria propone: “Lasciamo l’università a quelli che possono e vogliono studiare sul serio. Risparmiamo spazi e risorse, scarsi gli uni e le altre, a vantaggio dei ‘capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi’”, come recita l’articolo 34 della costituzione.

Per spiegare perché si distinguano nettamente fra le altre associazioni studentesche d’Italia, hanno diffuso una lettera aperta agli studenti dell’università D’Annunzio, indirizzata alla stessa ministra. Nel documento sono elencate le cinque motivazioni per cui, secondo loro, gli universitari del Belpaese devono affrontare una prova selettiva per potersi iscrivere all’università. “L’università – dicono – è degli studenti meritevoli, non dei pretenziosi. La formazione universitaria e i titoli da essa conferiti sono una risorsa e una traguardo preziosi, i traguardi universitari non vanno screditati. Il nobile obiettivo delle frontiere accademiche aperte cozza con la realtà, strutture e risorse sono limitate. Un numero aperto, anche solo nei primi anni influirebbe negativamente sulla preparazione di figure professionali che necessitano invece di competenze e abilità tutt’altro che approssimate. Una graduatoria d’ingresso stilata basandosi sul numero di esami sostenuti (e sulla media guadagnata) in un anno accademico fornirebbe pieno potere ai docenti di decidere le graduatorie d’ingresso, aprendo scenari di nepotismo grotteschi”. 

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