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Lavoro obbligatorio nel weekend, tre giorni di sciopero alla Sevel di Atessa

La protesta è stata fissata per un interno turno di 8 ore per sabato (1° luglio), per quello successivo (8 luglio) e per domenica 9 luglio

Tre giorni di sciopero, alla Sevel di Atessa, indetto dalla Fiom, per protestare contro il lavoro obbligatorio nei fine settimana di luglio. La protesta è stata fissata per un interno turno di 8 ore per sabato (1° luglio), per quello successivo (8 luglio) e per domenica 9 luglio. 

" Ancora una volta - lamenta il segretario Davide Labbrozzi - la Sevel ignora le esigenze e le difficoltà di chi lavora in fabbrica, la sofferenza delle lavoratrici e dei lavoratori risulta essere nuovamente un aspetto secondario. Come avvenuto l’anno scorso, l’azienda del Ducato convoca tutti, con il principio dell’obbligatorietà, a prestare lavoro sul sabato e sulla domenica nel mese più caldo dell’anno, luglio. Sono cinque le giornate interessate, il tutto, sapendo che, tra straordinari e recuperi, c’è chi ha già prestato, da gennaio ad oggi,    lavoro sul week end per ben dodici volte, un numero elevatissimo se pensiamo che siamo soltanto a giugno".

Per la Fiom, si tratta di una decisione sbagliata. In primis per le temperature elevate, in più perché così viene tolto ai lavoratori il tempo da dedicare alla famiglia. "Si continua a negare l’esigenza di riequilibrare i livelli occupazionali. Infatti, le tanto sbandierate assunzioni di cui i 'sindacati firmatutto' hanno parlato in questi giorni - punta il dito Labbrozzi - non sono sufficienti a compensare il dimagrimento occupazionale che c’è stato nel corso di questi anni. Inoltre va affermato un principio sacrosanto: il lavoratore a tempo indeterminato che va via non può essere sostituito da un precario che rimane tale per periodi particolarmente lunghi. Di fronte a volumi in crescita l’azienda avrebbe dovuto assumere a tempo indeterminato le persone che già da tanto lavorano in una condizione di precarietà contrattuale". 

In più, il segretario della Fiom lamenta che "nel corso degli ultimi anni i carichi di lavoro sono cresciuti a dismisura, le pause sono  state ridotte, gli straordinari sono diventati una pratica normale e le ferie, tanto attese, fruite in periodi per nulla compatibili con le esigenze di chi lavora. Va precisato: le ferie vanno fruite in maniera continuativa per garantire l’effettivo recupero delle energie psicofisiche ed in agosto, per   consuetudine e per le tante ragioni che sono riconducibili alla famiglia, al territorio, al clima torrido; la prestazione al sabato, denominata 'straordinario', dovrebbe servire a gestire un evento imprevisto e non la normalità; le pause, che per noi non sono la gentile concessione di un’azienda buona, vanno intese come diritto di chi ha bisogno di recuperare le proprie energie; i carichi di lavoro, secondo noi aumentati a dismisura, devono tener conto del bisogno vitale che le persone hanno di lavorare con la giusta distribuzione del carico lavorativo, oggi, invece, tengono conto soltanto dell’esigenza di produrre numeri elevati con meno persone di quante realmente dovrebbero essere impiegate".

La Fiom chiede all'azienda un tavolo negoziale per affrontare questi argomenti e in particolare il tema della pianificazione produttiva per il secondo semestre.  "L’obiettivo -spiega Labbrozzi - è g arantire   un alleggerimento del carico lavorativo ed il recupero dei diritti persi nel corso di questi anni. La Fiom chiede assunzioni, trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo indeterminato, giusti carichi di lavoro, giuste pause, meno straordinari ed il rispetto dell’individuo nella gestione dei rapporti partendo proprio dalle ferie".

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