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Schiavi: la cooperativa Matrix dice grazie ai cittadini per la solidarietà dopo la morte del migrante

L'amministratore unico Simone Caner, in una lettera ringrazia i molti che, dopo la tragedia, hanno dimostrato interesse e generosità nei confronti della struttura. Le donazioni saranno inviate alla famiglia o usate per iniziative in favore dei migranti, di concerto con i benefattori

Esplosione di solidarietà, a Schiavi d'Abruzzo, dopo l'improvvisa morte del giovane di 19 anni ospite della struttura di accoglienza gestita dal consorzio Matrix. A raccontare il grandissimo cuore degli schiavesi è Simone Caner, amministratore unico della cooperativa, che ha scritto una nota agli organi di stampa per dire grazie a tutti coloro che, dopo aver saputo della tragica morte, hanno voluto far sentire la propria vicinanza, sia morale che economica.

"Il Consorzio Matrix - si legge - in qualità di ente gestore dei Centri Temporanei di Accoglienza sorti nella Provincia di Chieti, oltre ad esprimere il suo cordoglio per quanto accaduto in questi giorni presso la struttura di Schiavi d’Abruzzo, vuole manifestare la non indifferente commozione provata dinnanzi al gesto di solidarietà e imprescindibile umanità mostrata da tutta la popolazione schiavese, nonché dai colleghi operativi nella suddetta struttura".

Le operazioni per il rimpatrio della salma del giovane migrante, che si chiamava Ebrima ed era originario del Ghana, sono già state concordate con la prefettura di Chieti, perché il consorzio Matrix "intende assisterlo fino alla fine della sua permanenza in Italia, allo stesso modo in cui è stato accolto". Le donazioni fatte in questi giorni saranno inviate alla famiglia del ragazzo, o utilizzate per opere di solidarietà a favore dei migranti, sempre concordate dai benefattori. 

"Si rinnova la gratitudine per il gesto completamente spontaneo della popolazione locale - prosegue la nota - un gesto con più significati, perché per gli addetti ai lavori non vuol dire solo vicinanza ad una famiglia lontana e con modeste risorse, cui verrà dato l’onore di poter ri-accogliere il proprio figlio nella sua Terra, ma anche vicinanza agli ospiti e a chi lavora con loro, compagni di viaggio di Ebrima, che in questi giorni sono stati ahimé bersaglio di chi non ha il minimo rispetto per la dignità degli esseri umani, alimentando soltanto il pruriginoso di chi cerca il 'trash autentico' a tutti i costi e confermandosi ridicolo".

"Le persone che direttamente o indirettamente ci hanno contattato in questi giorni - continua Carner - con i loro gesti, ci ricordano quanto sia dignitoso il popolo italiano e il vero significato dell’accoglienza. Lo straniero fa paura se non lo si conosce, ma gli schiavesi non hanno avuto paura di entrare in contatto con la popolazione migrante e questi ragazzi sono diventati loro fratelli e loro figli. E la loro attenzione alla vita della struttura lo dimostra". 

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