Ministero dell’Interno, relazione Antimafia: “La provincia di Chieti è esposta a infiltrazioni criminali”

Dalla relazione della Dia emergono interessi della criminalità organizzata, connessi innanzitutto ai traffici di stupefacenti e al riciclaggio di denaro

Presentata al Ministero dell’Interno la relazione della Dia sull’attività svolta nel primo semestre 2019. Dai dati diffusi emerge Abruzzo non si siano evidenziati radicamenti mafiosi, la regione è esposta agli interessi della criminalità organizzata, connessi innanzitutto ai traffici di stupefacenti e al riciclaggio di denaro.

E infatti, verosimilmente, proprio la prossimità geografica con la Puglia e la Campania è una delle cause che ha favorito in Abruzzo le infiltrazioni delle organizzazioni criminali mafiose, specie nelle province di Pescara, Teramo e Chieti. Tra l’altro, non va dimenticata la presenza di detenuti ristretti in regime detentivo differenziato presso la Casa Circondariale de L’Aquila, potenziale richiamo per i familiari di soggetti mafiosi ivi detenuti. Scendendo più nel dettaglio, negli anni è stata riscontrata, sul territorio regionale, la presenza di membri di famiglie reggine e crotonesi1415. Per la camorra, indagini del passato hanno evidenziato interessi nei traffici di sostanze stupefacenti, nell’infiltrazione negli appalti pubblici, nel riciclaggio e nel reinvestimento dei proventi illeciti1416.

Le organizzazioni pugliesi, invece, orienterebbero prevalentemente le proprie proiezioni criminali nelle attività predatorie ma anche, al pari dei sodalizi camorristici, nei traffici di stupefacenti. Per quanto riguarda i sodalizi mafiosi siciliani non si sono registrati, nel recente passato, segnali di operatività.

PROVINCIA DI CHIETI

La provincia di Chieti, è stata interessata, nel semestre, da una confisca 1422 eseguita nel mese di gennaio dai Carabinieri, nei confronti di un soggetto ritenuto contiguo al clan Falanga di Torre del Greco (NA). Il provvedimento ha riguardato quattro immobili e 14 terreni ubicati tra San Vito Chietino, Villaricca (NA) e Cesenatico, di proprietà della consorte. L’indagine è stata avviata a seguito dell’arresto, avvenuto il 14 maggio 2014, dell’elemento di vertice del citato clan. In tale contesto era emerso il ruolo del suo affiliato - colpito dal citato provvedimento ablativo - quale fornitore di rilevanti quantitativi di stupefacente. La criminalità di matrice pugliese orienta i propri interessi non solo verso i traffici di droga, ma anche verso i reati predatori.

TRAFFICO STUPEFACENTI

Più nel dettaglio, sono i sodalizi foggiani ed, in particolare, quelli del Gargano e di San Severo ad evidenziare una spiccata propensione al traffico degli stupefacenti, confermandosi quale crocevia anche in chiave extraregionale. È quanto emerge dall’operazione “Evelyn”1423, nel cui ambito, il 30 novembre 2018, i Carabinieri hanno disarticolato un’organizzazione criminale italo-albanese, con base nell’area di Vasto , dedita al traffico di sostanze stupefacenti e alla commissione di atti intimidatori, anche attraverso l’uso di armi, per garantirsi l’egemonia sul territorio e sulle principali piazze di spaccio. Tra gli indagati figura un boss del clan Nardino di San Severo.

SODALIZI CRIMINALI

Il 28 gennaio 2019, nel prosieguo investigativo, gli stessi Carabinieri, coadiuvati dalla Guardia di Finanza, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, che ha riguardato un bar sito a San Salvo, intestato ad un cittadino albanese, le quote relative a società ed immobili con sedi nelle province di Chieti, Foggia e BarlettaAndria-Trani e 12 auto-motoveicoli, per un valore complessivo di 1,2 milioni di euro. Quanto detto trova ampia conferma anche nell’operazione “Ultimo avamposto” 1424, conclusa il 20 aprile 2019, che ha cristallizzato, ancora una volta, le connessioni tra trafficanti foggiani, albanesi e romeni. Il sodalizio, dedito al traffico di marijuana sulla rotta albanese-foggiana, era composto da elementi del clan Perna-Iannoli, che contava su articolazioni territoriali per rifornire, tra tutte, anche le piazze di spaccio abruzzesi, tramite articolazioni territoriali a Pescara, Montesilvano e Francavilla a Mare.

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Sempre nella provincia di Chieti, si è registrata, nel tempo, la presenza di gruppi locali coinvolti nella commissione di reati di varia natura (anche nel settore ambientale), nonché di alcune famiglie rom stanziali ed albanesi.

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