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Giovani nigeriane picchiate e costrette a prostituirsi: condannati 4 connazionali

Sono accusati anche di aver procurato l'ingresso illegale in Italia delle vittime per destinarle alla prostituzione, allo sfruttamento sessuale o lavorativo

La Corte d'Assise di Chieti ha condannato quattro cittadini nigeriani accusati di aver ridotto in schiavitù tre giovani donne connazionali e ha assolto gli altri tre imputati.

La Corte, presieduta da Geremia Spiniello, giudice a latere Isabella Maria Allieri, ha inflitto 14 anni a Eric Osawemwenze, 50anni, a Kelly Iyekekpolor 35 e Augustine Efe Ogbonmwan, 50 anni; 13 anni di carcere a Happy Nowe Odia, 36 anni, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. I nigeriani sono accusati anche di aver procurato l'ingresso illegale in Italia delle donne per destinarle alla prostituzione, allo sfruttamento sessuale o lavorativo.

L'indagine, coordinata dalla Procura distrettuale dell'Aquila, nel 2011 portò all'arresto sei persone responsabili della segergazione di giovani donne nigeriane le quali, private del passaporto, venivano costrette a prestazioni lavorative disumane e a prostituirsi per ripagare i 55.000 euro spesi, a detta degli sfruttatori, per farle entrare in Italia.

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