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Il Mirò torna al Comitato Via, Wwf: "I disastri degli ultimi mesi non hanno insegnato niente"

A novembre la diffida dell'associazione: "L'adeguamento dell'argine non ha nulla a che fare con gli ipotizzati nuovi edifici e i due progetti non possono essere esaminati insieme"

Il Mirò arriva in Regione. Oggi all’Aquila il Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale dovrà esaminare il progetto. Sette gli edifici commerciali previsti a ridosso del fiume Pescara nell’ultima versione, osteggiata dal Wwf.

Già a novembre l’associazione aveva inviato una diffida al Comitato Via affinché si rifiutasse di prendere in considerazione la documentazione portata alla sua attenzione in relazione alle opere di messa in sicurezza ai fini idraulici del tratto golenale del fiume Pescara, dove già nel 2005 venne realizzato il centro commerciale Megalò, e la realizzazione nella stessa area di ulteriori edifici commerciali. Oggi l’avvocato Francesco Paolo Febbo e la presidente del Wwf Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco saranno all’Aquila per ribadire la posizione dell’associazione. VIDEO: TRA CEMENTO E SHOPPING

“Confermiamo tutte le nostre riserve sull’esistenza stessa di Megalò in quella zona e la convinzione che, anche alla luce delle drammatiche criticità ambientali che si ripetono ormai con allarmante frequenza, la strada giusta, come si sta cominciando a ipotizzare un po’ ovunque in Italia, sia quella della delocalizzazione dei manufatti incautamente costruiti in aree a rischio e non certo l’irrazionale insistenza nel proporre altro cemento” sottolinea l’avvocato Febbo.

Il Wwf interverrà anche in opposizione all’impianto trattamento rifiuti progettato a Rosciano sulle sponde del fiume Nora. “Al di là delle criticità intrinseche dell’impianto, in relazione alle quali abbiamo a suo tempo presentato le nostre osservazioni, c’è un insormontabile problema di base: quello che è accaduto negli ultimi mesi in Abruzzo dovrebbe averci insegnato che accanto ai fiumi non si può e non si deve costruire nulla. Non possiamo – evidenzia Nicoletta Di Francesco - continuare a cementificare in zone a rischio e poi lamentarci per quella che assurdamente chiamiamo l’inclemenza della natura”.
 

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