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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca Tollo

Luigi Civitarese, il 21enne di Tollo fuggito da Israele: «Ho vissuto momenti di panico, sembrava un film» [FOTO E VIDEO]

Un viaggio in treno nascosto sotto i sedili e 27 ore in cerca di un aereo, e ora che è tornato a casa non ha dubbi: «Ho lasciato lì tutta la mia vita, ma non tornerò a viverci» 

«Non tornerò più a vivere ad Israele, se non quando tutto sarò finito e solo per recuperare i miei vestiti, la mia auto e ciò che della mia vita ho lasciato lì». È comprensibilmente scosso Luigi Civitarese, il 21enne di Tollo che si è formato alla scuola New step di Francavilla e che ha trascorso gli ultimi quattro anni della sua vita nella zona nord di Israele, vicino al Libano, dove lavorava nel corpo di ballo della "Kibbutz contemporary dance company".

Quattro anni durante i quali aveva realizzato il sogno della sua vita: il lavoro in una compagnia di ballo, un appartamento tutto suo, un'automobile e tanti amici. Sembrava tutto perfetto, finché lo scorso 9 ottobre il direttore della sua compagnia di danza ha avvisato i ballerini dicendo che, nonostante fossero nella zona nord, non erano più al sicuro, perché non si potevano escludere attacchi  dal Libano. 

«Si sentiva il panico nell'aria, una grande agitazione, quindi la prima cosa che ho fatto, d'istinto, è stato dire "voglio tornare a casa": ho preso una piccola valigetta riempendola di poche cose necessarie e ho deciso di raggiungere l'aeroporto di Tel Aviv».

Da qui comincia la storia del viaggio di Luigi, un racconto rocambolesco che ha lasciato terribili ricordi nel ragazzo. «Solo 40 minuti dopo che ho lasciato casa - racconta Luigi - hanno cominciato a sparare dal nord. Intanto ho raggiunto la stazione insieme a degli amici e sono salito sul treno per raggiungere l'aeroporto di Tel Aviv, ma all'improvviso il treno si è fermato e ci è stato detto di chiudere tutti i finestrini e nasconderci sotto i sedili perché rischiavamo di essere attaccati. Siamo rimasti così per circa 3 o 4 minuti ed ero talmente nel panico che mi sembrava di vivere un film, dentro di me piangevo ma non riuscivo a lacrimare perché cercavo di essere lucido, ero sotto schok. Poi, come se nulla fosse successo, siamo ripartiti e siamo arrivati in aeroporto».

Ma l'inizio tragico del viaggio ha avuto un'evoluzione ancora peggiore, perché «una volta giunti in aeroporto - racconta Luigi - è stato complicato asquistare il biglietto dato che tutti i voli stavano per essere cancellati poiché da Gaza stavano sparando anche verso l'aeroporto. Mi hanno addirittura detto che subito prima che arrivassi in aeroporto era suonato l'allarme ed erano andati tutti a rifugiarsi nel bunker».

Ci sono volute 27 ore prima che, tramite l'ambasciata italiana e la Farnesina, Luigi e i suoi amici si mettessero in contatto con un gruppo di pellegrini che era riuscito ad organizzare un volo per Verona. Sono quindi saliti a bordo di un aereo che trasportava circa 100 persone, tutti italiani: «Ero davvero stremato, non mi interessava più dove sarei andato, per me l'importante era uscire dal Paese - dice Luigi -. Durante il volo, appena superato il confine aereo di Israele, ci hanno comunicato che eravamo finalmente al sicuro ed è stato davvero liberatorio».

Ma Luigi è un ragazzo forte e pieno di iniziativa e, una volta riabbracciati i suoi cari a Tollo, non si è lasciato abbattere dall'esperienza vissuta, pochi giorni per riprendersi ed è subito tornato in pista: «Ora sto bene ma sono un po' preoccupato per la mia vita lavorativa. Sto già facendo audizioni e sto dando lezioni di danza, il che mi aiuta anche a tenermi in forma. Inoltre il 28 ottobre andrò in Germania a cercare lavoro».

Ma non è semplice cambiare vita da un giorno all'altro, perché a complicarla possono essere anche le piccole cose, come «i vestiti - dice Luigi - che sono rimasti tutti in Israele e che adesso con l'aiuto di mia madre sto provvedendo a ricomprare. Ma ho lasciato lì anche la mia automobile, l'appartamento in affitto, il conto in banca... sicuramente quando tutto sarà finito tornerò in Israele per risolvere tutto, ma non a viverci o a lavorarci, quello no, nonostante mi ci sia trovato bene in questi ultimi quattro anni: spero invece di riuscire a trovare presto lavoro in Europa».

E il futuro di Israele? Luigi ne parla spesso telefonicamente con il direttore della sua accademia e la sua padrona di casa, «loro mi dicono di essere consapevoli che il conflitto non finirà in breve tempo e aggiungono che vogliono mettere fine a tutto questo. Ma Hamas uccide, quindi quello che mi ripetono sempre è "O noi o Hamas"».

Luigi Civitarese in fuga da Israele

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