La drammatica vicenda di tre ebrei teatini raccontata dallo storico Paziente

In occasione del Giorno della Memoria, il presidente dell'Anpi Chieti ricostruisce tre storie sconvolte dalle Leggi razziali e dalla guerra

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Riceviamo e pubblichiamo, dallo storico Filippo Paziente, presidente della sezione di Chieti dell'Associazione nazionale partigiani, le storie di tre ebrei legate a stretto giro con la città di Chieti. Ecco come le Leggi razziali e la guerra decisero il corso della loro vita.

  • Alfred Schumann, ebreo libero pensatore con cittadinanza italiana, era nato e risiedeva a Roma, ove insegnava nella Regia Università. Dopo aver vinto un concorso a cattedre, il 3 novembre 1937 si trasferisce a Chieti con la moglie Iawetz Sidy, rumena, anche lei ebrea con cittadinanza italiana e libera pensatrice. Sono accolti e sistemati da Marino Covich, professore di Scienze Naturali presso l’ITC di Chieti.  Schuhmann assume servizio in questo Istituto come stimato insegnante di Lingua e Letteratura tedesca. Il 14 settembre 1938 riceve dal federale fascista Alberto Nucci la comunicazione di essere dispensato dal servizio, a norma dei Regi Decreti Legge per la difesa della razza nella scuola italiana. Il successivo provvedimento persecutorio è la revoca ai due coniugi della concessione della cittadinanza, accompagnata dall'obbligo di lasciare il territorio del Regno entro il 12 marzo 1939. La violazione di tale obbligo avrebbe comportato l’arresto e l’espulsione. I coniugi fuggono da Chieti e il 13 novembre partono da Napoli per l’America, ove Schuhmann può tornare a insegnare liberamente.
  • Giulia Volterra era nata a Chieti  da genitori ebrei. Orfana in tenera età di entrambi i genitori, non era iscritta al fascismo e si era convertita al cattolicesimo. Laureata in Giurisprudenza, per l’improvvisa morte del marito dopo appena quattro mesi di matrimonio, non aveva potuto terminare gli esami per diventare notaia. Si era iscritta al terzo anno di Lettere e, quando furono promulgate le leggi razziali, insegnava dal 16 ottobre 1937 nell’ ”ITC Galiani”. Il 13 settembre 1938 anche lei ricevette la comunicazione di essere dispensata dal servizio. Sulla sua vicenda dopo  l’8 settembre 1943 è preziosa la testimonianza dell’ex alunna Giovanna Di Cecco. Durante lo sfollamento, si era rifugiata a Francavilla. Una mattina 6 SS (o repubblichini) l’arrestano, le legano le mani, le mettono una catena ai piedi e la trasportano su una jeep nel campo di concentramento di Chieti Scalo, ove sono temporaneamente reclusi 25 ebrei catturati dai nazisti in provincia per la “soluzione finale” (trasportati ad Auschwitz, solo uno si salvò dall’orribile morte). Ottenuto il permesso di uscire dal campo per eseguire piccole commissioni, Giulia si rivolge a mons. Venturi, che la fa nascondere presso le suore Orsoline, nell’Istituto  Beata Vergine del Carmine, e la salva.
  • Giorgio Trevi era nato a Chieti. La famiglia era originaria di Ancona e si era trasferita nella nostra città probabilmente agli inizi del ‘900 . Fino alla promulgazione delle leggi razziali, i Trevi avevano condotto una vita tranquilla: gli adulti si erano iscritti al PNF; il capofamiglia Vitaliano Trevi aveva aperto un negozio di tessuti in piazza Valignani (nel dopoguerra sarà acquistato dai fratelli Baldassarre); i bimbi giocavano e frequentavano le scuole elementari con i coetanei non ebrei; Giorgio, terzogenito di Vitaliano, si era unito in matrimonio con Ebe Del Grosso, cattolica e non ebrea. Le leggi razziali sconvolsero la vita della famiglia Trevi. I tesserati furono espulsi dal partito. I provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista colpirono la bimba Paola, figlia di Giorgio e di Ebe, nata nel 1935:  non poté più frequentare le scuole “Nolli”. Dopo l’8 settembre 1943 i nazisti estesero anche in Italia la “soluzione finale” del problema ebraico, dando il via a una caccia spietata, ad arresti  e deportazioni. La RSI collaborò lodevolmente con gli alleati all’esecuzione dell'operazione. Il ministro degli Interni Guido Buffarini-Guidi inviò ai prefetti l’Ordine di polizia n. 5 (stabiliva che tutti gli ebrei residenti in Italia dovevano essere arrestati e internati in campi di concentramento provinciali). I 25 ebrei arrestati e rinchiusi nel campo di concentramento di Chieti Scalo furono trasportati a tappe nell’inferno di Auschwitz. Trevi, dubitando dell’aiuto di Venturi, perché ebreo non convertito al cattolicesimo come la Volterra, per non essere catturato, affidò la figlioletta Paola alla mamma, abbandonò la città e si rifugiò a Penne. Ma anche in questo comune i tedeschi andavano a caccia di ebrei. Tra i numerosi sfollati incontrò Pasquale Galliano Magno -  l’avvocato della famiglia Matteotti -  che lo conosceva bene. Secondo la testimonianza della signora Marina Campana, Magno convinse un procuratore suo amico a far tradurre in carcere il fuggiasco, per metterlo al sicuro. A Chieti, però (testimone l’avv. Edmondo Paone) i nazisti, per costringere il padre a uscire dal suo nascondiglio, presero in ostaggio Paola e la tennero in carcere fino a quando lasciarono la città. (Il nonno materno ottenne di essere vicino alla nipotina, forse per intercessione di Venturi, poiché la mamma l’aveva fatta battezzare). Dopo la liberazione della città, 9 giugno 1944, Giorgio, Ebe e la figlioletta Paola si riunirono e vissero in pace. Sono sepolti, accanto ad altri ebrei, nel piccolo Cimitero Ebraico, vergognosamente abbandonato da tutte le amministrazioni.    
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