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Senza casa e con due bambini in mezzo alla strada: l'appello della famiglia De Matteis

La famiglia teatina sfrattata a marzo aspetta la graduatoria per l'assegnazione degli alloggi popolari. Il capofamiglia: "Porteremo la nostra situazione in televisione, non dobbiamo pagare per gli errori di altri"

“Porterò la nostra storia in televisione, a Quinta Colonna, su Rete 4, per svegliare le persone: non è possibile che in una situazione di emergenza come la nostra dobbiamo ancora aspettare”. Parola di Giovanni De Matteis, teatino, che da settimane chiede aiuto ai suoi concittadini per ottenere un sostegno economico utile a pagare un albergo – dopo essere stato ospite per un breve periodo a spese del Comune – o una casa parcheggio.  

Una moglie, due bambini, De Matteis non ha una casa da marzo scorso, quando ha ricevuto lo sfratto. Ha un lavoro precario e al momento è ospite di una famiglia che ha chiesto di rimanere nell’anonimato fino a fine mese, data in cui dovrebbe essere pronta la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi popolari.

Sostiene di essere abbandonato dalle istituzioni, dalla Caritas e persino dai suoi concittadini. Tempo fa l’assessore alle Politiche della casa, Dario Marrocco, aveva ribadito di aver offerto alla famiglia tutto il sostegno possibile, pur non potendo fare “promesse” o assegnare una casa senza attendere la graduatoria.

“Ma noi – ribatte il capofamiglia – non dobbiamo pagare per gli errori di altri”. Il riferimento è all’inchiesta in corso sulla precedente gestione dell’ufficio case, una bufera scoperchiata lo scorso luglio con l’arresto dell’ex assessore Ivo D’Agostino.

“Finora ho pagato 700 euro di bed & breakfast – racconta De Matteis – ma non ho più la stanza perché c’erano prenotazioni precedenti. La Caritas prima ci ha dato una mano qualche volta, ma ora ci ha sbattuto la porta in faccia”.

Dalla Caritas, in realtà, ribattono che, proprio con la rete con il Comune, alla famiglia di quattro persone era stata assegnata una stanza nella casa famiglia Mater Populi Teatini, in via De Lollis, l’unica struttura di accoglienza in città. Ma i De Matteis avrebbero rinunciato per motivi personali la sistemazione provvisoria, che di norma, stando alle regole della casa famiglia, non può superare un mese o poco più. Al momento la casa famiglia ospita in maggioranza persone italiane, anche interi nuclei familiari: solo il 20 per cento degli “accolti” in questo momento hanno nazionalità straniera. Segno che sono tante, troppe, le famiglie italiane in difficoltà, che necessitano di un aiuto concreto per riemergere.

Per i De Matteis era scesa in campo l’intera città, tramite una raccolta fondi partita dai social network dal gruppo “Chieti su Facebook”, che aveva coinvolto anche alcuni esercizi commerciali. “Ma è andata male – spiega l’uomo – perché penso che la solidarietà sia interpretata nel modo giusto solo quando viene richiesta in chiesa”. Accuse dure, ma De Matteis dice di averne passate troppe: “Da ottobre faccio avanti e indietro per gli uffici comunali, stiamo pagando per gli errori che hanno fatto quelli che amministravano”.

Ad oggi la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi non è pronta, ma stando alla situazione economica e familiare raccontata da Giovanni De Matteis, con moglie e figli dovrebbe aver diritto ad un’abitazione popolare. Ma, incalza, è necessario far presto per tamponare l’emergenza di due bimbi in mezzo alla strada. 

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