Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Lettori: Chieti capoluogo, intervenga anche l'arcivescovo

Lettera di Cristiano Vignali all'arcivescovo della diocesi Chieti-Vasto. A monsignor Bruno Forte si chiede un intervento per salvare la provincia

Eccellenza,

a seguito del progetto di riordino delle province del governo "Monti" per limitare la spesa degli enti pubblici territoriali, che prevede la sopravvivenza in Abruzzo delle sole province di Chieti e de L'Aquila e la soppressione di quelle di Pescara e di Teramo, da cittadino le scrivo questa lettera preoccupato per le ultime allarmanti notizie che circolano su determinati mass - media regionali compiacenti, sui pesanti ed irriverenti attacchi portati avanti da arrembanti politici di limitrofi centri costieri per scippare a Chieti la sua Provincia, (nonostante sia l'unica che rispetti tutti i requisiti previsti dalla legge), al solo fine di sottrarci i vantaggi derivanti dai servizi che derivano dallo status di capoluogo, ed impoverire i 104 comuni del suo territorio, le cui risorse, se la Provincia di Chieti scomparisse, verrebbero letteralmente depredate.

Tutto questo, non avviene a caso, ma, dietro queste "maldestre" manovre c'è la volontà, perpetrata da alcuni poteri forti occulti ( "massoni" e "squali" dell'alta finanza ) di "assassinare" la città di Chieti e di depredare la nostra ricca provincia che produce da sola il 67% del Pil regionale.

Difatti, appare evidente come dietro questo progetto ci sia la "Massoneria": basti considerare i poteri "forti" che in oltre 150 anni di "Unità d'Italia"( avvenuta per volontà delle "logge" e delle "lobby" finanziarie internazionali), hanno sponsorizzato la nascita di un'altra città a pochi chilometri da Chieti, per dare un colpo mortale alla città di "Achille" che rappresenta la "capitale" spirituale, la "tradizione" e la memoria storica dell' Abruzzo "Citra" e per certi versi dell'intera regione.

Ora, siamo arrivati alla fase conclusiva di questa operazione che mira ad eliminare una volta per tutte Chieti per poter così depredare le risorse della nostra provincia.

Le faccio questo esempio storico concreto, affinché lei da uomo di cultura e napoletano verace possa capire effettivamente quale pericolo incombe su Chieti città, provincia e diocesi: è un po' come nel 1860, allorché, il piccolo e indebitato regno dei "Savoia", fagocitò e depredò il ricco e florido Regno meridionale delle "Due Sicilie" con il determinante aiuto delle "logge" e delle "lobby".

A tal proposito,l'opportunità di ridimensionare definitivamente il ruolo di Chieti si presenta dagli anni '90 del XX secolo, con il selvaggio avvento della "Globalizzazione" e la conseguente perdita di potere della politica, che non riesce più a controllare efficacemente le dinamiche economiche del territorio. Infatti, da quel momento, Chieti, che ha sempre avuto nel potere politico - amministrativo uno dei sui principali "pilastri", in quanto sede direzionale di diversi uffici sia a livello nazionale, regionale, che provinciale, patisce una stato di sofferenza, a cui ancora non si riesce a porre rimedio. Così,abbiamo assistito in questi ultimi anni, alla chiusura definitiva di una lista interminabile di importanti centri produttivi della Val Pescara ( come ad esempio la "Burgo"), con pesanti ripercussioni in termini occupazionali; il proliferare di un numero abnorme di centri commerciali ( che hanno "ucciso" il commercio cittadino, soprattutto sul "Colle", ma anche allo "Scalo"); e, infine, ad una urbanizzazione selvaggia, senza capo ne coda, che ha spopolato il "Colle" e ghettizzato lo "Scalo".

Quanto è avvenuto, è legato principalmente anche alla mancanza di un nuovo piano regolatore della città, poiché gli amministratori che si sono succeduti dagli anni '90 del XX secolo in poi, hanno spesso pensato più alla tutela di interessi diversi da quelli della collettività: basti pensare, ad esempio, al terremoto di "Tangentopoli", che ha spazzato via una intera classe dirigente, lasciando un vuoto di potere incolmabile, che ha paralizzato per anni la programmazione dello sviluppo cittadino. Ad onor del vero, un piano regolatore era stato progettato nei primi anni del XXI secolo, ma l'improvvisa caduta dell'Amministrazione Comunale dell'epoca, non permise la sua attuazione. Infine,negli ultimi anni, a completare l'opera negativa , ci hanno pensato a volte l'inesperienza, altre volte l'eccessiva eterogeneità e divergenze di interessi, delle maggioranze di governo cittadino succedutesi, provocando così la paralisi della città.

Così, dei tre poteri su cui si fondava l' "asse portante" della città di Chieti, sintetizzabili con le "3P", ossia "Potere Politico", "Potere Religioso" e "Potere Economico", uno dei tre, quello economico è già stato pressoché smantellato, ed ora, con il pretesto della "Spending Review" del Governo "Monti", si sta cercando di disarticolare irrimediabilmente anche quello politico.

Testimone del fatto che alcuni poteri politico - economici hanno voltato le spalle a Teate, sono, ad esempio, le recenti manovre ostruzionistiche di alcuni personaggi, che dovrebbero rappresentare l'industria della Provincia di Chieti, e, che, invece, si rifiutano di firmare la proposta collegiale ( appoggiata da tutte le altre forze politico - economiche provinciali ) per salvare la nostra provincia e la nostra città; decidendo nel contempo di trasferire via da Chieti, e probabilmente fuori dal territorio provinciale, la sede della Confindustria teatina, che si andrà inspiegabilmente ad unire con quella pescarese, nonostante che la nostra sia molto più ricca e abbia in Val di Sangro la maggior parte delle aziende iscritte.

Ma, se si pensa di dividere il fronte interno delle nostre forze politiche ed economiche provinciali, al fine di far cadere la Provincia di Chieti nelle grinfie della "piovra gigante" costiera a 15 km da noi che vuole fagocitare tutto e tutti solo per egoistica sete di potere e di grandezza , ci si sbaglia di grosso, perché una rondine non fa "Primavera", sopratutto se si resterà tutti uniti come sembra per difendere Chieti e la sua provincia dal più minaccioso pericolo del dopoguerra.

Pertanto, ricordando il ruolo fondamentale che l'Arcivescovado ha svolto nei momenti di seria minaccia per la città e per la comunità dei fedeli ( basti ricordare il decisivo ruolo svolto da Monsignor Venturi durante il Secondo Conflitto Mondiale, affinché Chieti fosse dichiarata "città Aperta", salvando la vita dei suoi abitanti e delle decine di migliaia di profughi della provincia che i Teatini misericordiosamente ospitarono), chiedo a Sua Eccellenza, Arcivescovo Bruno Forte,di fare quanto è in suo potere, anche tramite i parroci della diocesi, affinché si interceda sui politici e sulle comunità dei fedeli per unirci tutti, ma proprio tutti, nella battaglia per il bene comune in difesa della nostra provincia.

Distinti Saluti.

Dott. Cristiano Vignali

 

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