Cronaca

D'Annunzio, per la prima volta il carcere entra all'università

Lunedì mattina la rappresentazione de "Il malato immaginario", organizzata dalla onlus Voci di dentro, con i detenuti del carcere di Pescara

L’università d’Annunzio per la prima volta in Italia apre le sue porte al carcere. E’ stata un successo la rappresentazione teatrale de “Il malato immaginario”, commedia teatrale liberamente tratta dall’opera di Moliere e frutto del laboratorio di teatro della Casa circondariale di Pescara e di Voci di Dentro Onlus. Ieri mattina ad assistere alla divertente pièce all’auditorium del Rettorato c’era anche il sottosegretario alla Giustizia, senatrice Federica Chiavaroli, accolta dal rettore Carmine Di Ilio.

Sul palco gli attori-detenuti del carcere di San Donato, assieme ad alcuni volontari dell’associazione Voci di dentro.

Un progetto sperimentale di non facile organizzazione costruito dall'associazione  Voci di dentro presieduta da Francesco Lo Piccolo e in cui hanno creduto l’università d’Annunzio, il professor Gianmarco Cifaldi, docente di sociologia della violenza e sociologia penitenziaria e rieducazione sociale (dipartimento di Scienze giuridiche e sociali), il dottore Franco Pettinelli, direttore della Casa Circondariale di Pescara con la collaborazione del comandante.

L’incontro è stato reso possibile grazie anche alla collaborazione del tribunale di sorveglianza e del personale di polizia penitenziaria.

“Questo spettacolo teatrale è una tappa del lavoro di Voci di dentro – ha commentato il presidente Lo Piccolo a margine della rappresentazione – E’ stato realizzato, diretto e organizzato autonomamente da un gruppo di detenuti, che insieme hanno lavorato con tirocinanti dell'università presso l'associazione. Dico tappa del nostro lavoro che tende a liberare oltre che i detenuti lo stesso carcere: tutti ingabbiati in ruoli, regolamenti, comandi che non responsabilizzare ma infantilizzano senza cambiare, migliorare, ma quasi sempre riproducendo carcere e carcerati uguali a se stessi".

Un'altra bella tappa per la Onlus nata a Chieti nel 2008 a cui recentemente anche le telecamere di Blob su Raitre hanno dato attenzione con un doppio servizio, andati in onda qualche domenica fa, nel quale hanno raccontato il progetto La città, laboratorio pilota con detenuti e tirocinanti universitari, che la Onlus da due anni porta avanti con passione e risultati all’interno del carcere di Pescara. "La sicurezza - ha concluso Lo Piccolo - non è chiudere le persone dentro, ma far si che il dentro e soprattutto che il fuori lavorino affinché le persone abbiano chance e siano migliori. Ma per fare questo occorre dare loro le chiavi del proprio futuro e bisogna capire che parliamo di persone, non di reati. E che le persone cambiano”.

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