Cronaca

L'Abruzzo continua a bruciare, roghi aumentati di 46 volte rispetto al 2016

Sono 136 (sui 305 totali) i comuni abruzzesi dove nei primi 8 mesi del 2017 sono scoppiati incendi che hanno devastato flora e fauna, 33 in provincia di Chieti, per un totale di 210 incendi.

Sono 136 (sui 305 totali) i comuni abruzzesi dove nei primi 8 mesi del 2017 sono scoppiati incendi che hanno devastato flora e fauna, 33 in provincia di Chieti, ossia Atessa, Carpineto Sinello, Carunchio, Casacanditella, Casalbordino, Castiglione Messer Marino, Civitaluparella, Crecchio, Cupello, Francavilla al Mare, Fresagrandinaria, Guardiagrele, Lanciano, Lentella, Monteodorisio, Ortona, Paglieta, Palmoli, Pennadomo, Pizzoferrato, Poggiofiorito, Rapino, Rocca San Giovanni, Roccascalegna, Rosello, San Buono, San Giovanni Teatino, San Salvo, Schiavi d’Abruzzo, Tollo, Torino di Sangro, Tornareccio, Vasto. Questo il tragico bilancio tracciato dal Wwf che, tramite il lavoro del presidente del Wwf Abruzzo Montano Walter Delle Coste, ha censito 210 roghi. L’anno scorso, nell’intero anno, gli incendi erano stati 89: una media di 7,4 roghi al mese nel 2016, 26 nel 2017.

“Quest’anno - denuncia il Wwf - sino alla fine del mese da poco concluso, la superficie boschiva devastata dalle fiamme è stata di circa 4mila ettari, una superficie 46 volte più grande di quella interessata nei dodici mesi del 2016 (87 ettari - fonte ex Corpo Forestale dello Stato, dato pubblicato sul sito della Regione Abruzzo). E si tratta, al momento, di stime provvisorie purtroppo destinate a essere ritoccate verso l’alto”. 

“Abbiamo preso in considerazione – spiega Walter Delle Coste – soltanto gli incendi che hanno riguardato aree verdi e soltanto quelli che hanno interessato almeno un ettaro di terreno. Ebbene, i risultati sono impressionanti. E certamente non basta, per spiegarli, il fatto che il 2017 sia stato sinora caratterizzato da lunghi periodi siccitosi e che l’estate che si va concludendo sia l’ennesima ‘più calda degli ultimi anni’. La situazione meteo può aver favorito il dilagare delle fiamme ma perché si scatenino gli incendi occorre sempre e comunque l’intervento umano: mozziconi di sigaretta lanciati a bordo strada, fuochi incautamente accessi, auto surriscaldate parcheggiate sull’erba secca, ma soprattutto il ‘disegno criminale’ di cui ha parlato anche il procuratore capo di Sulmona Giuseppe Bellelli in relazione ai roghi del Morrone e quasi certamente non solo in quell’area”. 

I circa 4mila ettari di bosco bruciati erano parte dei 6mila ettari complessivamente devastati: sono andati infatti in fumo anche praterie e habitat di pregio di rilievo europeo. Le fiamme del resto hanno imperversato per giorni nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga (Campo Imperatore), ancora più a lungo nel Parco Nazionale della Majella (monte Morrone), hanno interessato il Parco Regionale Sirente Velino e hanno lambito il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. E l’emergenza, a dispetto del maltempo, non è tuttora conclusa. 

Il Wwf parla di “un attacco criminoso che va contrastato sul piano giudiziario, ma anche con comportamenti e scelte politiche coerenti con l’immagine di regione verde d’Europa.

In 8 mesi, gli incendi “verdi” sono stati oltre 210, i Comuni abruzzesi interessati dalle fiamme ben 136 (poco più del 44,5% dei 305 totali). La spesa per far fronte all’emergenza è stata calcolata intorno a 1 milione di euro. Il danno ambientale è enorme (e potrebbe essere aggravato da scelte sbagliate per il futuro), anche per le inevitabili e pesantissime ripercussioni sull’economia locale, per possibili futuri problemi idrogeologici e, soprattutto, per le conseguenze sulla salute dei residenti. Le fiamme hanno distrutto polmoni verdi generatori di ossigeno e preziosi assorbenti di gas climalteranti e hanno generato (come rilevato dall’Arta) Monossido di carbonio (Co), Benzene, Toluene, Polveri Pm10, Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa). Inquinanti diffusi nell’aria, nel suolo, nelle acqua. Senza dimenticare la biodiversità, vegetale e animale, impietosamente incenerita e i tanti animali terrorizzati e in fuga, facile bersaglio di bracconieri.

Il Wwf ringrazia “quanti hanno speso energie contro le fiamme e in particolare i tanti volontari scesi in campo a tutela del proprio territorio, ma è pure fondamentale chiedere alla Regione, oggi rappresentata dal sottosegretario Mario Mazzocca, di rivedere i propri programmi di prevenzione e di attuare misure che scoraggino l’abbandono delle campagne e delle montagne; e ai Parchi di difendere le aree protette con maggiore convinzione. I cittadini, lo hanno dimostrato, vogliono e sanno essere custodi e difensori sempre e in ogni momento del proprio territorio. La politica deve aiutarli con scelte coerenti con i reali interessi della comunità. Lo abbiamo detto e scritto decine di volte e lo ribadiamo ancora: le uniche grandi opere pubbliche di cui l’Italia e l’Abruzzo hanno realmente bisogno non sono nuove cementificazioni dell’ambiente ma soltanto la messa in sicurezza del territorio cercando di rimediare ai tanti, troppi errori del passato restituendo alla natura il maltolto”.

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