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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Morti sul lavoro: in Abruzzo registrata un’incidenza superiore rispetto alle altre regioni italiane

Insieme all’Abruzzo, sul podio dell’insicurezza, ci sono Umbria, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, classificate tutte come zona rossa

In tutta Italia sono state 450 le morti sul lavoro solo nel primo semestre del 2023. Se ne calcolano 75 al mese, circa 17 alla settimana. E l’Abruzzo purtroppo conta un’incidenza superiore alla media nazionale.

L’Osservatorio Vega Engineering ha analizzato la situazione, restituendo un quadro sempre più drammatico. C’è, infatti, una elevata incidenza di mortalità dei giovanissimi con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, circa il 100% rispetto alla fascia 25-34 anni. In più fino ai 14 anni si rilevano 30.712 denunce di infortuni, che rappresentano il 10% del totale.

I lavoratori stranieri corrono il rischio di infortunio mortale due volte di più rispetto agli italiani, con un’incidenza di mortalità di 25,3 contro il 13,8 dei colleghi italiani.

Diminuiscono dall’inizio dell’anno le denunce di infortunio totali (-22,4%) rispetto a giugno 2022. Il decremento è legato alla fine dell’emergenza sanitaria. La maggior parte degli infortuni dell’inizio 2022 erano “infortuni per Covid”.

L’attività manufatturiera rimane il settore più colpito dagli infortuni (35.503).

Insieme all’Abruzzo, sul podio dell’insicurezza, ci sono Umbria, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, classificate tutte come zona rossa. Proprio qui nel primo semestre del 2023 si registra un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 15 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori).

In zona arancione: Valle D’Aosta, Campania, Calabria, Sicilia, Piemonte e Puglia. In zona gialla: Veneto, Lombardia, Lazio, Marche, Emilia Romagna e Liguria. In zona bianca: Sardegna, Basilicata, Toscana e Molise.

“Giunti a metà anno il bilancio è ancora drammatico. Nel corso dei 14 anni in cui monitoriamo quotidianamente l’emergenza, constatiamo mese dopo mese come la situazione sia grave, anzi gravissima. E a testimoniarlo, purtroppo, è il numero dei decessi in occasione di lavoro, che rimane stabile negli anni. Ciò significa che il livello di sicurezza raggiunto negli ambienti di lavoro non è sufficiente a tutelare la vita dei lavoratori”.

Questa la prima riflessione sulla più recente indagine condotta dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega Engineering di Mestre, da parte del suo presidente, l’ingegnere Mauro Rossato.

“Numeri inquietanti che narrano le tragedie personali di chi ha perso un familiare mentre svolgeva la propria attività lavorativa. E, dopo sei mesi, ciò che ancora desta preoccupazione è l’incidenza di mortalità specie tra i giovanissimi lavoratori. Per chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti, il rischio di morire sul lavoro è quasi doppio rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (14 infortuni mortali ogni milione di occupati contro 7,8). Inoltre – prosegue Mauro Rossato – se dal confronto con l’anno scorso possiamo considerare positivamente la diminuzione del 22,4% degli infortuni denunciati, dobbiamo però sempre riportare alla memoria come nel 2022, e in particolare nei primi mesi dell’anno, fossero ancora molti gli infortuni denunciati connessi al Covid che oggi, invece, non compaiono quasi più nelle statistiche”.

Sempre sul fronte delle incidenze, quella minima viene rilevata, invece, tra i 35 e i 44 anni (pari a 7,6 infortuni per milione di occupati), mentre la più elevata nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni (55,3), seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (26,4).

Per quanto riguarda gli stranieri deceduti in occasione di lavoro, sono 60 su 346. E il rischio di morte sul lavoro si dimostra essere sempre superiore rispetto agli italiani. Gli stranieri, infatti, registrano 25,3 morti ogni milione di occupati, contro i 13,8 italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.

Sono 450 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 346 in occasione di lavoro (+1,2% rispetto a giugno 2022) e 104 in itinere. Ancora alla Lombardia la maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (64). Seguono: Lazio (33), Veneto (32), Campania (29), Piemonte (27), Emilia Romagna (26), Sicilia (22), Puglia (19), Toscana (14), Abruzzo (13), Friuli Venezia Giulia e Umbria (11), Trentino Alto Adige (10), Marche e Calabria (9), Liguria (8), Sardegna (6), Basilicata (2) e Valle d’Aosta (1). (Nel report allegato il numero delle morti in occasione di lavoro provincia per provincia).

Nei primi sei mesi del 2023 è sempre il settore trasporti e magazzinaggio a registrare il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: sono 50. Ed è seguito dalle costruzioni (39), dalle attività Manifatturiere (37) e dal commercio (27).

La fascia d’età numericamente più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (127 su un totale di 346).

Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro da gennaio a giugno 2023 sono 23, mentre 11 hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro.

Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 60, mentre sono 19 quelli deceduti a causa di un infortunio in itinere.

Il lunedì è il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali nei primi sei mesi dell’anno (19,9%).

Le denunce di infortunio sono in diminuzione del 22,4% rispetto a fine giugno 2022. Erano, infatti, 382.288 a giugno 2022. Nel 2023 sono scese a 296.665. E il decremento risulta essere sempre maggiormente rilevante, come del resto nei mesi precedenti, nel settore della Sanità; lo scorso anno le denunce erano 52.563, mentre a fine giugno 2023 sono diventate 14.150 (-73,1%). Altra conferma, questa, della ‘quasi’ totale ‘estinzione’ degli infortuni connessi al Covid dalle statistiche.

Anche dopo i primi sei mesi del 2023, il più elevato numero di denunce arriva dalle attività manifatturiere (35.503). Seguono: costruzioni (15.453), trasporto e magazzinaggio (14.900), commercio (14.434) e sanità (14.150).

Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane da gennaio a giugno 2023 sono state 106.305, quelle dei colleghi uomini 190.360.

Incredibile e allarmante il dato relativo alle denunce degli infortuni dei giovanissimi. Fino ai 14 anni si rilevano 30.712 denunce (oltre il 10% del totale).

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