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Mancata revoca cittadinanza onoraria a Mussolini, FBM: "Non si riscrive la storia, si riparano i suoi danni"

Il presidente della Fondazione Brigata Maiella: "Con l’iniziativa non si dovrebbe intendere in alcun modo il tentativo ‘politico’ di condannare e/o riscrivere la storia"

Anche la Fondazione Brigata Maiella interviene in merito alle recenti polemiche suscitate dalla proposta di revoca della cittadinanza onoraria di Guardiagrele attribuita a Benito Mussolini nel 1924. Il presidente Nicola Mattoscio richiama l’attenzione collettiva sulla necessità di valutare attentamente la differenza tra riscrivere la storia e riparare ai suoi danni:

“Fu concessa un’onorificenza ad un personaggio rivelatosi poi non meritevole, almeno per i tradimenti verso i supremi interessi nazionali e per aver condannato il popolo ad una vera macelleria, con il disastro della guerra, dopo averlo privato di ogni libertà. Quindi, con l’iniziativa non si dovrebbe intendere in alcun modo il tentativo ‘politico’ di condannare e/o riscrivere la storia, che resta sempre tale, nel bene e nel male. Ma si intenderebbe semplicemente cancellare un’onorificenza ad un inappellabile immeritevole sotto ogni aspetto morale. Persino con riferimento all’attualità vige e si applica questo principio; che si può facilmente riscontrare anche in capo ai più alti livelli istituzionali, come nei casi in cui il Presidente della Repubblica ritiri il titolo di Cavaliere del Lavoro al titolare condannato in giudizio, per il venir meno proprio del requisito di onorabilità”. 

La Fondazione ricorda inoltre che la Brigata Maiella,oltre ad aver contribuito alla liberazione di Guardiagrele insieme ai reparti del Corpo italiano di Liberazione nel giugno del 1944, ha contato tra i suoi numerosi aderenti un nutrito gruppo di uomini originari della cittadina. I patrioti di Guardiagrele, costituitosi nel XII plotone, furono i destinatari di un elogio diretto fatto dal Generale del V Corpo d’Armata Inglese, Generale Ritchie, il 4 maggio 1944 per la loro condotta esemplare. 

“Intendiamo preservare la memoria dei Maiellini – chiude il professor Mattoscio – tutelando anche il lascito valoriale insito nella lotta di liberazione che implica necessariamente il riconoscimento di un universo di idee opposte ai totalitarismi, di cui il cavalier Benito Mussolini è stato un fin troppo triste emblema”.    
 

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