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Lunedì, 29 Aprile 2024
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"Le alluvioni non dipendono dall'influenza umana sui cambiamenti climatici": la lettera degli scienziati di Clintel-Italia

"I danni - spiegano gli esperti, presieduti dall'ex rettore dell'università d'Annunzio Crescenti - sono dovuti alla mancata prevenzione, ovvero a scelte di pianificazione territoriale e costruttive umane non corrette"

"Non ci sono sufficienti evidenze che possibili cambiamenti nella probabilità o della magnitudo degli eventi alluvionali possano essere attribuiti all'influenza umana sui cambiamenti climatici". Sono le parole degli scienziati di Clintel-Italia, tra cui figura l'ex rettore dell'università d'Annunzio Uberto Crescenti, professore emerito di geologia applicata e già presidente della Società Geologica Italiana, che ne è presidente.

Non è la prima volta che il geologo che ha guidato l'ateneo teatino per 12 anni, dal 1985 al 1997, frena l'allarmismo sull'intervento umano nel cambiamento climatico: lo aveva già fatto qualche mese fa, intervenendo in un convegno. Poche settimane prima, insieme ad altri scienziati, aveva inviato una lettera alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, sostenendo la tesi che l'emergenza climatica è un'idea "priva di fondamento" e invitando a evitare "catastrofismo"

Oggi, gli esperti anti-catastrofisti tornano a dire la loro sull'alluvione che la scorsa settimana ha devastato l'Emilia Romagna. "Noi sottoscritti di Clintel-Italia - scrivono - già promotori della petizione 'Non c’è alcuna emergenza climatica' inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e autori del recente volume 'Dialoghi sul Clima, tra emergenza e conoscenza', in ordine ai recenti luttuosi eventi causati dall’alluvione in Romagna, osserviamo che studi scientifici riportati anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) concludono che non ci sono sufficienti evidenze che possibili cambiamenti nella probabilità o della magnitudo degli eventi alluvionali possano essere attribuiti all'influenza umana sui cambiamenti climatici".

La firma è degli esperti riuniti in Clintel Italia, sigla che sta per "Climate intelligence", fondazione indipendente che si occupa di cambiamento climatico e politiche sul clima. 

"Numerose alluvioni e inondazioni disastrose - scrivono gli scienziati e i docenti - hanno interessato il territorio italiano nel passato. Solo per fare pochi esempi: nel settembre 1557 a Palermo (7.000 morti) ma, pochi giorni dopo, anche a Firenze; nell’ottobre 1951 in Calabria (68 morti) e, pochi giorni dopo, anche nel Polesine (101 morti); nel novembre 1966 a Firenze (47 morti) con ripetizione, pochi giorni dopo, nel Triveneto (87 morti); quando esondarono tutti i fiumi del bacino dell’Adige a Venezia si è registrato il fenomeno dell’acqua alta che toccò i 2 metri di altezza. I cambiamenti climatici non vanno confusi, come troppo spesso si ascolta dai mezzi di informazione e dalle dichiarazioni di alcuni responsabili politici, con gli eventi meteorologici. Le alluvioni non dipendono solo da eventi meteo-climatici ma anche dalle condizioni geomorfologici e dall’uso del suolo", sottolineano.

"Le cause dei danni dovuti agli eventi alluvionali e che vengono associati ai cambiamenti climatici - spiegano - sono invece dovuti nella loro quasi totalità alla mancata prevenzione, ovvero a scelte di pianificazione territoriale e costruttive umane non corrette, a una lettura sbagliata del territorio e del sistema dei versanti, fluviale e marino nella loro evoluzione dinamica - sottolineano esperti e docenti di Clintel-Italia - Questo dovrebbe essere un momento fondamentale per la politica che veda finalmente, in maniera multiscalare, geologia dei territori e del mare, pianificazione territoriale, meteorologia e climatologia. Dobbiamo essere consapevoli che sull’Italia piovono ogni anno oltre 280 miliardi di m3 d’acqua, a fronte di un fabbisogno del Paese di meno di 20 miliardi di metri cubi".

"È allora necessario - sottolineano - che si attuino interventi mirati al generale governo di questo prezioso liquido (creazione di invasi montani, casse di espansione, quant’altro la migliore ingegneria idraulica e le scienze geologiche hanno da offrire) e al miglioramento del sistema di gestione del rischio idrogeologico da parte della Protezione Civile (ad esempio attraverso lo sviluppo di sistemi di nowcasting). Questi interventi proteggeranno meglio la popolazione da fenomeni alluvionali, da un lato e, dall’altro, consentiranno, nei momenti di abbondanti precipitazioni, la raccolta di acque pronte da distribuire nei periodi più siccitosi. Ridurre l’uso di carbone, petrolio e gas con l’obiettivo di mitigare il clima al fine di prevenire disastri ambientali è non solo illusorio ma, peggio, storna risorse da possibili interventi di sicura efficacia".

"Sollecitiamo pertanto il Governo a non giustificare, col presunto scopo di proteggerci da eventi meteorologici avversi, iniziative volte a realizzare una illusoria transizione energetica verso tecnologie inadeguate, per inaffidabilità e intermittenza, ai bisogni della nostra società. Invitiamo, invece, a rivolgere l’attenzione agli interventi di adattamento che realizzino una protezione del nostro territorio maggiore di quella attuale. L’esempio dei danni dovuti ai sismi, testimonia che le aree del nostro Paese sono sotto-protette ed esposte a eventi naturali, una circostanza che continuerà a farci confrontare con situazioni simili a quella che nostri concittadini stanno vivendo oggi. Una circostanza in essere, questa, sia per gli eventi meteorologici sia per quelli sismici", concludono i professori.

A firmare l'appello, oltre a Uberto Crescenti, sono Alberto Prestininzi, professore di Geologia Applicata (già all'università La Sapienza di Roma), ambasciatore per l’Italia della Fondazione Internazionale Clintel; Franco Battaglia, professore di Chimica Fisica (già nelle università di Roma Tre e di Modena); Mario Giaccio professore di Economia delle Fonti d’Energia, università di Chieti-Pescara (già preside della facoltà di Economia); Enrico Miccadei, professore di Geografia Fisica e Geomorfologia, università di Chieti-Pescara; Giuliano Panza, professore di Geofisica (già all'università di Trieste), professore rmerito della China Earthquake Administration di Pechino, Accademico dei Lincei e dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL; Ernesto Pedrocchi, professore emerito di Energetica (già al Politecnico di Milano); Franco Prodi, professore di Fisica dell’Atmosfera (già all'università di Ferrara), già direttore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr; Renato Angelo Ricci, professore emerito di Fisica, università di Padova, presidente onorario della Società Italiana di Fisica e già presidente della European Physics Society; Nicola Scafetta, professore di Fisica dell’Atmosfera e Oceanografia, università Federico II di Napoli; Ugo Spezia ingegnere nucleare, già dirigente SoGIN.

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