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Mercoledì, 22 Maggio 2024
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Estrazione di gas a Bomba, il comitato di cittadini: “Le criticità sono note da decenni”

Il comitato 'Gestione partecipata territorio' spiega le ragioni del no al progetto della società LnEnergy: “Pessima qualità del gas e rischi per la stabilità della diga del lago di Bomba”

“Le forti criticità connesse all’estrazione ed alla raffinazione del gas da quel giacimento non le abbiamo inventate noi, sono note da molti decenni”. Il comitato di cittadini “Gestione partecipata territorio” di Bomba interviene dopo l'avvio della procedura di Via (valutazione impatto ambientale) al ministero dell'Ambiente da parte della società statunitense LnEnergy, che vuole estrarre gas dal lago.

“La società non conosce la storia e pensa solo ai suoi guadagni e non le interessa affatto la salvaguardia del territorio, altrimenti non avrebbe mai messo le mani su quel giacimento – afferma il comitato – le criticità sono state evidenziate dall’Agip, quando aveva tutti i permessi, e sono state brillantemente illustrate nel volume 'Geologia ambientale' del 1997 da Bruno Martinis, professore ordinario di Geologia e presidente del Comitato per la geologia e le scienze minerarie del Consiglio nazionale delle ricerche. Nel volume si legge che le problematiche sono legate alla pessima qualità del gas, che contiene un’elevata percentuale di azoto e di idrogeno solforato, ed alla subsidenza che può mettere a rischio la stabilità della diga del lago di Bomba e delle frane presenti sopra il bacino idroelettrico. Per controllare la subsidenza l’Agip ha effettuato delle misure nel 1976, ripetute poi nel 1978, 1980 e 1985, ed ha registrato dei movimenti anomali verso valle. Le criticità riscontare hanno convinto l’Agip a rinunciare al titolo minerario, inducendo il giacimento di Bomba a diventare un esempio di riserva di idrocarburi non coltivabile per gli impatti ambientali”.

La vicinanza dei pozzi alla diga

“È anacronistico che il Pnrr, che tra le 7 missioni annovera 'Rivoluzione verde e transizione ecologica' e prevede lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile, stanzi fondi per sfruttare un giacimento di idrocarburi fossili – nota il comitato di cittadini - soprattutto se il progetto mette a rischio un grande impianto idroelettrico che produce energia da fonte rinnovabile da oltre 60 anni e lo potrà fare ancora per molto. Il giacimento 'Colle Santo', se sfruttato completamente, può garantire al massimo 7 giorni di fabbisogno nazionale di gas, mentre l’energia idroelettrica prodotta nello stesso sito è potenzialmente infinita”.

“È falso che il progetto della LnEnergy generi un combustile utile al miglioramento della qualità dell’aria – continua ancora 'Gestione partecipata territorio' nella nota – I benefici descritti sono relativi esclusivamente al gas naturale liquefatto (Gnl) prodotto da fonti rinnovabili, quali biomasse e fanghi di depurazione. Se il Gnl viene prodotto da un giacimento di idrocarburi fossili non vi è alcun vantaggio, soprattutto se si tiene conto di tutte le emissioni che deriveranno dal processo di raffinazione di un gas così tanto contaminato come quello presente in Val di Sangro. L’invenzione del 'Gnl a km 0' è l’ennesimo bluff, simile ai tanti visti in questi 14 anni. Le categorie della freschezza e della stagionalità si addicono poco ad un combustibile fossile, il cui prezzo è stabilito unicamente dal mercato. Il contratto di ricerca con l’università d’Annunzio Chieti-Pescara e l’istituzione di un Comitato tecnico scientifico, con il tentativo di coinvolgere anche gli enti locali per i promessi approfondimenti tecnico-scientifici, si sono rivelati una vera e propria presa in giro. Le attività sono iniziate a novembre 2023 ed il 9 gennaio scorso è stata presentata la valutazione d’impatto ambientale. Quale emerito scienziato ha potuto riscrivere la storia in così breve tempo?”.

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