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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Il Coronavirus lascia strascichi importanti sui pazienti negativizzati, in Abruzzo ambulatori ad hoc

Il commissario dell'Agenzia sanitaria regionale Cosenza spiega che tra chi ha avuto sintomi gravi sono possibili pericarditi, miocarditi, dolori alle gambe, tiroiditi, ma soprattutto disagi psicologici

Una volta guariti dal Coronavirus, possono restare gli straschi della malattia, che si manifestano sotto diverse forme. Pierluigi Cosenza, commissario dell'Agenzia sanitaria regionale, intervistato dall'agenzia Dire mette in guardia. Proprio per trattare le patologie post Covid, la Regione Abruzzo attiverà ambulatori ad hoc, che possano prendere in carico i pazienti negativizzati, ma alle prese con gli straschi della malattia. 

Pericarditi, miocarditi, dolori alle gambe, tiroiditi, ma soprattutto disagi psicologici sono i sintomi più comuni delle patologie post Covid. 

"Una volta negativizzati - dice Cosenza - la malattia non è finita, ma può lasciare strascichi importanti e a lungo tempo".

Le patologie riscontrate nei pazienti negativizzati, spiega l'esperto, "sono molte e sono diversificate tra di loro. Anche il periodo di insorgenza non è fisso. Alcune possono manifestarsi dopo una decina di giorni, altre dopo mesi. Riscontriamo spesso pericarditi, miocarditi, dolori alle gambe e tiroiditi. Tutte manifestazioni collegate all'ex presenza del virus. Una volta che ci si è negativizzati, la malattia non è finita, può lasciare strascichi a lungo termine. È necessario studiarli da un punto di vista sistematico con degli ambulatori dedicati per capire l'evoluzione del Covid dopo la negativizzazione".

I problemi si verificano soprattutto "in chi è stato intubato o ricoverato per molti giorni. Sono loro a manifestare patologie post-covid, soprattutto di tipo psicologico. Questo e' un problema veramente importante che riscontriamo in una percentuale elevatissima di chi si è negativizzato".

Ma il Covid porta con sé altri aspetti negativi, non legati alla malattia: il timore di recarsi in ospedale, spiega l'esperto, crea ritardi nella diagnosi di chi ha patologie di altro genere. Così, si arriva quando è ormai troppo tardi, determinando un aumento dei decessi per malattie che non hanno a che fare con il virus. 

Quanto all'aumento dei contagi, nonostante le restrizioni, il commissario dell'Agenzia sanitaria regionale spiega che la ragione risiede nel fatto che "è cambiata la genesi del virus. Mentre nella prima ondata i più colpiti sono stati gli anziani, tra i più colpiti ora, con le mutazioni che sono anche piu' pericolose non per gravità ma per capacità di contagio, ci sono anche i ragazzi ed è difficile tenerli a casa. Ci vorrebbe un appello alla responsabilità familiare per non vederli più assembrarsi in strada. Il covid è diventato endemico. Alcune misure non sono state prese perchè i famosi colori non le prevedono. Se da una parte quelle applicate hanno portato ad una riduzione dei contagi, dall'altro l'annullamento non c'è stato. Siamo di fronte ad una cronicità di contagi e decessi che, purtroppo, sono numericamente pressoché uguali ogni giorni. È come se ci fossimo abitauti, ma non si può ragionare così Secondo me misure più stringenti ci vorranno".

I ritardi nella consegna di dosi dei vaccini non aiuta. "Alcuni vaccini - spiega ancora Cosenza - non sono indicati per persone con alcune patologie, per cui spesso bisogna dare un secondo appuntamento così da poter somministrare il Pfizer e questo porta a dei rallentamenti. Gli stock arrivano settimanalmente o ogni 15 giorni e bisogna tenere una riserva vaccinale per chi ha già avuto la prima dose. Di qui gli scompensi e gli squilibri".

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