Roccamontepiano, la festa di San Rocco: tra culto e tradizione

Ogni anno dal 12 al 16 Agosto, si rinnova la tradizione del culto verso il santo taumaturgo

Forse non v’è comune abruzzese alle cui porte non sorga un santuario al pellegrino di Montpellier” ricorda il Finamore, ma quello di Roccamontepiano per San Rocco è un culto molto speciale legato a un leggendario soggiorno del Santo taumaturgico in una grotta dove sopravvisse grazie ad una sorgente la cui acqua, in seguito, fu ritenuta curativa.

Ancora oggi in occasione del dies natalis i fedeli si recano nella grotta per bagnarsi in segno di devozione, chiedere la guarigione o preservare la salute. Infatti, venuta meno la peste all’acqua di San Rocco sono state attribuite proprietà curative per tutte le patologie che richiamo la ferita presente sulla gamba del Santo. Spesso i devoti che si recano nella grotta usano camminare scalzi in una sorta di vasca, limitata da un basso muretto, nella quale si raccoglie l’acqua della sorgente.

Un rituale di devozione e di purificazione, compiuto nella speranza di recuperare o mantenere la salute. Il prezioso liquido viene dispensato ai malati che lo bevono per ottenere la grazia della guarigione o, almeno, di essere alleviati dalle sofferenze. La devozione per l’acqua di San Rocco e la fama del suo potere terapeutico sono diffusi in tutto il Chietino. 

Ogni anno dal 12 al 16 Agosto, si rinnova la tradizione del culto verso San Rocco. La devozione è talmente forte che ogni anno il paese si riempie di migliaia di persone che accorrono da tutta la regione, per ottenere la benedizione del santo e usufruire dei poteri taumaturgici della fonte a lui dedicata. La festa  si protrae per diversi giorni trasformando il paese in un luogo brulicante di persone, voci, rumori, fuochi d'artificio,  e odori come quelli degli arrosticini o delle porchette esposte lungo la strada principale.

Il santuario, la grotta e la fontana dedicata a San Rocco, nonché le numerose bancarelle assiepate ai bordi di Via Roma, vengono prese d’assalto anche per acquistare il tipico boccale di ceramica che porta l’effige del santo.

A testimonianza di tanta devozione popolare vi sono gli ex voto, presenti nel santuario, testimonianze di riconoscenza di migliaia di pellegrini che accorrono anche piedi per assistere alle numerose messe (una ogni ora fino a mezzanotte). Alle ore 19.30 del 16 agosto  si svolge la solenne processione accompagnata dalla tradizionale sfilata delle conche devozionali portate dalle ragazze del paese in costume tradizionale.

Qui il programma dei festeggiamenti 2019

SAN ROCCO NELLA TRADIZIONE ABRUZZESE

Per quanto riguarda San Rocco in Abruzzo si ritiene opportuno citare il lavoro di Mario Angelini risalente al 1966. Documenti comprovanti il passaggio di San Rocco a Roccamontepiano non ve ne sono, tuttavia lo studioso ritiene che sia un’ipotesi alquanto veritiera:

Ricollegando alcuni fatti e il culto fortissimo del popolo, si è saputo che San Rocco certamente dimorò a Roma per ben due anni e cercò di incontrare un cardinale, un Colonna o un Orsini, si pensa quindi che siccome i pellegrini a quel tempo venendo dalla Francia e dalla Spagna, cercavano di passare in Terra santa e avendo i Colonna un feudo di loro proprietà con rispettivo castello in Roccamontepiano, San Rocco si sia fermato nella Rocca dei Colonna.

[...] É da ritenere quindi che San Rocco o altri pellegrini partendo da Roma per passare in Terra Santa si facessero accompagnare da queste scorte militari dei Colonna per un buon tratto di strada soggiornando per un po’ di tempo nella Rocca di Montepiano, anche perché a quel tempo, per i predoni che infestavano le zone montuose appenniniche, era difficile poter passare da soli senza essere molestati.

San Rocco colpito poi dalla peste che infieriva a Roma e in Abruzzo si fermò a Roccamontepiano.

Comunque la tradizione dice che San Rocco si ricoverò nella grotta ora denominata: «Grotta di San Rocco» e che un cane del paese gli portava il pane.

Come già accennato il legame tra il Santo e i Roccolani è stato rinforzato dai due estesi eventi franosi del 1765 e del 1843 che risparmiarono la chiesa di cui era patrono.

LA PIÙ ANTICA NOTTE BIANCA D’ABRUZZO

I festeggiamenti in onore di San Rocco sono attestati in documenti risalenti alla fine dell’Ottocento. I pellegrini, il 16 agosto, giungevano a Roccamontepiano a piedi, portando le scarpe unite per i lacci e la “baschetta” sotto il braccio. Un pellegrinaggio collettivo, momento di penitenza ma anche di aggregazione. Visitata la chiesa, i fedeli praticavano le abluzioni all’interno della grotta e dopo sostavano nei prati e nei boschi limitrofi per consumare il pasto portato da casa.

I festeggiamenti prevedevano anche una processione a mezzogiorno seguita dalla sfilata delle conche di rame, riempite di grano e decorate con mazzi di fiori, portate sul capo dalle giovani del paese. Adesso si svolge sia la mattina che la sera.

L’offerta del grano e l’usanza di distribuire ciambelle con semi di anice richiamano gli antichi riti agrari; la stessa data, 16 agosto, lascia ipotizzare che la figura di San Rocco abbia sostituito quella di Vertumno, divinità agraria preposta alla maturazione dei frutti.

Nel 1927 anche Gabriele D’Annunzio si recò in pellegrinaggio come si deduce da una nota riportata in una lettera scritta al Michetti il 31 agosto del 1927 e da un ex voto dedicato a San Rocco conservato al Vittoriale.

Attualmente, l’antica festa rurale si svolge senza sosta dal 14 agosto fino all’alba del 17. Il 16 agosto si ripetono i tradizionali rituali con il pellegrinaggio alla grotta, le abluzioni e la sfilata delle conche e, a mezzanotte, i fuochi d’artificio

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