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In 1.700 al test per le professioni sanitarie, ma fuori c'è chi protesta contro il numero chiuso

Come in occasione dei test per Medicina e Odontoiatria, il Fronte della Gioventù Comunista ha manifestato fuori dalle aule in cui si tenevano gli esami d'accesso

In 1.718 si sono iscritti al test di ingresso per le professioni sanitarie, in programma stamani, nel campus universitario della d'Annunzio. I candidati più giovani sono nati alle soglie del terzo millennio, nel 2000, il più anziano ha quasi mezzo secolo in più, essendo del 1955. Tutti sono alla ricerca di un posto nei corsi di laurea in Assistenza Sanitaria, Dietistica, Fisioterapia, Igiene Dentale, Infermieristica, Ortottica e assistenza oftalmologica, Ostetricia, Tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro, Tecniche di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, Tecniche di laboratorio biomedico, Tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia, Terapia occupazionale. 

Come per i test di Medicina e Odontoiatria, che si sono tenuti la scorsa settimana, i candidati hanno 100 minuti di tempo, per rispondere a 60 quesiti a risposta multipla, su argomenti di cultura generale, ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica.

Mentre le aspiranti matricole erano all'interno delle aule dell'ateneo ad affrontare il test, alcuni militanti del Fronte della Gioventù Comunista si sono schierati a protestare contro il test d'ingresso, che prevede un inevitabile accesso limitato ai vari corsi di laurea. 

Spiega il segretario regionale Emanuele D'Ancona: 

Ogni anno a milioni di giovani in Italia viene negata la possibilità economica di studiare: sempre meno borse di studio, caro tasse, costo libri esorbitante. Il test d'ingresso, come nel caso di Medicina, si presenta come ulteriore barriera per lo studente. Questa barriera, a scanso di una retorica sulla meritocrazia, serve solo a destrutturare il servizio sanitario nazionale, al cui appello mancano quest'anno 50mila tra infermieri e tecnici specializzati.

Il Miur sopperisce a tale mancanza ricorrendo a estenuanti tirocini. Lo studente è tenuto a prestare in forma gratuita e senza tutele 2.000 ore di lavoro, sostituendo in tutto e per tutto il personale che invece dovrebbe essere regolarmente assunto. 

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