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L’imperativo della Uilm-Uil Abruzzo: “Investire sullo stabilimento Sevel”

Secondo il coordinatore regionale, Nicola Manzi, adesso è arrivata l'ora di iniziare a programmare tempestivamente il futuro dello stabilimento Sevel di Atessa in vista dei prossimi dieci anni

Investire sullo stabilimento Sevel. E’ questo, per la Uilm-Uil Abruzzo, l’imperativo da perseguire nei prossimi anni su cui, però, Fca (Fiat-Chrysler), Psa (Peugeot-Citroen) e le istituzioni devono essere chiamate a riflettere fin da subito. Scongiurata l’ipotesi del divorzio tra i due colossi dell’automotive che nel 1980 hanno dato vita alla storica e fruttuosa joint-venture in Sevel (Società Europea Veicoli Leggeri), è ora di pensare seriamente al futuro.

L’alleanza italo-francese, dopo la conferma di Fca nelle scorse settimane di non voler effettuare l’opzione call per acquistare il 50% delle quote di Psa in Sevel, può quindi proseguire a vele spiegate fino al 2027. Ma per Nicola Manzi, coordinatore della Uilm-Uil Abruzzo, è ora di iniziare a programmare tempestivamente il futuro dello stabilimento Sevel di Atessa in vista dei prossimi dieci anni.

“Stiamo fronteggiando una congiuntura storica ed economica importante – interviene Manzi – sia dal punto di vista locale che da quello globale. Localmente ci troviamo di fronte ad uno stabilimento che ha sfornato il suo primo Ducato il 23 ottobre del 1981. Siamo arrivati alla sesta generazione del modello di veicolo commerciale più venduto in Europa e finora, a parte l’investimento di 700milioni di euro per il restyling del furgone nel 2014, sullo stabilimento non sono stati fatti altri cambiamenti importanti. Eppure la Sevel ha bisogno di una decisa operazione di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria. Come si può affrontare la realizzazione del nuovo Ducato, prevista per il biennio 2019/2020, con una fabbrica che è quasi al limite della sua capacità produttiva? C’è bisogno di investire in tecnologie (quindi macchinari, sistemi operativi etc), nuovi capitali, come ad esempio finanziamenti da parte della Comunità Europea, innovazione, risorse umane”.

E' dunque opportuno, secondo Manzi, reinvestire su impianti e macchinari di uno stabilimento di 36 anni e che "negli ultimi anni ha conquistato record su record (nel 2014, 2015 e 2016 i veicoli prodotti sono stati rispettivamente 230mila, 260.800 e 290.009 e per il 2017 si parla già di un altro record)": in questo modo si riuscirebbe anche ad "alleggerire i carichi di lavoro dei dipendenti, che sono la vera linfa di questa realtà industriale". Ad oggi Sevel impiega circa 6mila dipendenti, con oltre 400 lavoratori somministrati e 250 trasfertisti. L’indotto di primo livello riguarda oltre 12.500 addetti.

“Ogni mattina – prosegue il coordinatore generale della Uilm – quando si accendono le linee di montaggio in Sevel si dà lavoro a circa 20mila dipendenti. Una riflessione è dunque d’obbligo anche per quanto riguarda il lavoro indiretto di Sevel. Abbiamo un indotto Sevel che per il 15% risiede in Abruzzo. Visto che Sevel ha storicamente un indotto del 15%, perché non spingere allora Fca ad investire di più in Abruzzo? Si tratterebbe di conquistare quel famoso km zero della sub-fornitura che costituirebbe una svolta per il territorio. Rafforzare l’indotto e investire su di esso vuol dire da un lato assicurare più occupazione e dall’altro garantire maggiore certezza a questo stabilimento che ha dato e continua a dare tanto per l’Abruzzo”. 

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