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Spostata la produzione dei furgoni dalla Sevel alla Polonia, la Fiom lancia l'allarme per il futuro dello stabilimento

Per il sindacato questa scelta deve essere un campanello per ciò che avverrà fra qualche anno e lancia l'appello alla politica

È la prima volta che il Ducato viene prodotto in un luogo d’Europa che non sia la Sevel d’Atessa: uno spostamento che, per diversi motivi, è un campanello d’allarme per il futuro. Per questo, la Fiom Cgil ha convocato la stampa, a Lanciano, con l’obiettivo di sollecitare la politica e fare chiarezza su quanto è accaduto dall’annuncio della francese Psa di demoralizzare in Polonia la produzione di 100 mila furgoni.

In conferenza stampa, Alfredo Fegatelli, segretario della Fiom per Abruzzo e Molise, ha spiegato i dubbi e i timori del sindacato:

L’amministratore delegato di Psa ha deciso di realizzare uno stabilimento in Polonia per la produzione di furgoni che non è possibile produrre alla Sevel, perché sono di grandi dimensioni e perché l’azienda ha raggiunto la massima saturazione. La prospettiva è di arrivare ad almeno 100 mila veicoli, a marchio Psa e Opel. Ma, ci chiediamo, se la lavorazione in Polonia è complementare, che senso ha parlare di saturazione? Tra l’altro, alla Sevel la saturazione non è ancora stata raggiunta.

Per Fegatelli, i timori non sono per il futuro immediato, ma per ciò che accadrà dopo: a rischio non c’è solo la Sevel, con i 7 mila dipendenti, ma tutto l’indotto, che ne conta altri 6 mila. I dubbi dei sindacati sono molti, tanto più che la Polonia è un territorio fortemente industrializzato, con un tasso di disoccupazione di gran lunga inferiore rispetto agli altri Paesi dell’est.

Incalza Fegatelli:

Se Psa aprirà una fabbrica che produrrà altri 100 mila furgoni, si potenzieranno le aziende che stanno in Val di Sangro, in Italia, o si doterà di altre aziende in quel territorio? Oggi, in Italia, non vediamo una realtà industriale in grado di fare questi investimenti.

Una situazione che, per la Fiom, deve essere un campanello d’allarme anche la politica, che deve intervenire immediatamente

perché fra tre anni sarà troppo tardi.

A dicembre, è stato presentato il piano industriale, ma da allora il Governo non ha mai incontrato il Governo. E i numeri non fanno ben sperare.

Togliendo Panda e i furgoni, il resto dei veicoli prodotti è in calo: nel mercato italiano, dove vengono vendute 300 mila auto circa, Fca conta per un quarto. In più, negli ultimi trimestri, c’è un calo complessivo delle vendite. Se Fca non ha capacità di penetrazione nel mercato, avrà poi capacità di fare gli investimenti, con o senza Psa?

Di certo c’è che il piano industriale di Fca è previsto un investimento da 5 miliardi, ma i rubinetti per la Sevel sono chiusi. Eppure, la produzione di un nuovo furgone imporrebbe investimenti da 1 miliardo e mezzo a 3 miliardi per adeguare gli impianti. Ed ecco che i timori si fanno sempre più forti:

La preoccupazione è che se non parte oggi l’investimento, verrà chiesto ai lavoratori di cambiare le turnazioni, ma si andrà verso il raschiamento del barile: si produrrà il furgone finché lo chiede il mercato.

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