Una sentenza del Tar mette a rischio il futuro dei lavoratori della Depuracque: l'allarme della Fiom

La gara per creare una società partecipata dal Consorzio di bonifica e da un privato è stata assegnata, ma il secondo classificato ora ha vinto il ricorso. Appello ai candidati sindaco

"Rischio occupazione alla Depuracque di Chieti". L'allarme arriva da Andrea De Lutis della Fiom Cgil. Mercoledì scorso, il sindacato ha inviato alla Regione Abruzzo una richiesta di incontro, a cui si aspetta una risposta.

Ma l'appello è anche per i candidati sindaco, affinché "si interessino fattivamente a una questione che, a differenza di altre, può trovare soluzioni attraverso la politica, visto che parliamo di un’azienda pubblica e di una futura azienda partecipata. I giorni sono contati, a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori non ci sono più ammortizzatori sociali".

Nel dettaglio, alla Depuracque srl, che si trova nella zona della Val Pescara, all'interno del perimetro del Consorzio di bonifica centro, lavorano 15 dipendenti, impiegati nell'unica azienda nella nostra regione in grado di trattare le acque reflue derivanti dalle lavorazioni industriali, oltre a essere specializzata nel trattamento, smaltimento e recupero di reflui e rifiuti in genere.

"Nel 2015 - spiega De Lutis - il consorzio di Bonifica Centro e la Depuracque risultarono indagate per alcuni scandali legati alle loro attività, la forte campagna mediatica di quei momenti portò a nuove regole stringenti che resero di fatto quasi impossibile operare nelle attività di routine con la conseguenza che la Depuracque Srl e le proprie maestranze arrivassero a vivere un momento di quasi totale inattività che oggi, a seguito delle incertezze lavorative e dell’emergenza Covid, si è trasformato in uno stop totale".

Nei mesi scorsi, la Fiom ha più volte sollecitato un intervento concreto a favore della Depuracque. "Il primo - ricorda - dell'Arap, che era sembrata decisa a rilevare l’azienda. Sul sito istituzionale dell’ente erano stati pubblicati i primi documenti operativi che andavano in tal senso, oltre all’ impegno dichiarato in un apposito incontro con Regione Abruzzo e Fiom Chieti. Successivamente, l’ interesse è stato dimostrato dal Consorzio di Bonifica, che fece valere i propri diritti di precedenza anche per il fatto che la Depuracque si trova all’interno del sito di proprietà. Questo interesse è diventato poi di fatto quello più concreto - ricostruisce il sindacalista - infatti nei mesi successivi si misero in atto tutte le procedure per creare una società partecipata dal consorzio e da un privato, dove ovviamente sarebbero finiti anche i lavoratori, fu indetta una gara che vide partecipare due soggetti".

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Uno dei due si aggiudicò la gara. Ma, spiega De Lutis, "quando si pensava che l’ incubo dei lavoratori stesse per terminare, fummo smentiti dal fatto che la seconda aggiudicataria fece ricorso. A seguito di questo nei giorni scorsi il Tar ha pubblicato la sentenza che nei fatti riconosce accolte le pretese della seconda, facendo sprofondare nuovamente il futuro occupazionale nell’incertezza più totale".

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