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Economia San Giovanni Teatino

Metro licenzia 26 dipendenti a San Giovanni Teatino

I sindacati non firmano l'accordo proposto. La società: "Crediamo che quest'area possa ancora avere un futuro, ma è stato necessario adattare il modello di business al territorio"

La Metro Italia Cash & Carry conferma il licenziamento dei 26 dipendenti dallo storico punto vendita a San Giovanni Teatino. Ieri nel corso di un vertice coi sindacati e le Rsa in Provincia di Chieti l'azienda ha ribadito il no al ricorso agli ammortizzatori sociali e i sindacati coinvolti, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs-Uil, hanno altresì rifiutato di firmare l'accordo proposto per una cassa integrazione senza rotazione. Fuori intanto, decine di lavoratori protetsavano: 26 su 84 andranno a casa.

Mentre i sindacati annunciano nuove iniziative di protesta, anche a livello nazionale, dalla società fanno sapere che il nuovo modello Metro Piazza Affari sviluppato a Sambuceto fa seguito ad un re-investimento da parte del gruppo per rilanciare uno store che altrimenti sarebbe stato destinato a ulteriori perdite economiche, non più sostenibili.

Maurizio Casalotto Cossu, direttore Risorse Umane di Metro Cash and Carry Italia, spiega: “Mentre gli altri Cash and Carry di zona hanno chiuso battenti noi abbiamo scelto di restare, di crederci ancora. Ma per garantire un futuro sostenibile a un punto vendita che da anni era in perdita ci siamo dovuti adoperare per rivedere profondamente il modello. Questo ha comportato la cancellazione, ove necessario, di alcune attività e, conseguentemente, un certo numero di esuberi strutturali.

L’azienda ha ricercato da subito un accordo con le rappresentanze sindacali – dice ancora Casalotto - e in questo scenario ci siamo resi fra l’altro disponibili a sostenere con un incentivo economico tutte le persone che si erano dichiarate disposte ad entrare volontariamente in mobilità. Questo avrebbe limitato significativamente l’impatto sociale. Ma la rigida posizione che il sindacato ha tenuto ancora oggi in occasione della riunione conclusiva tenutasi presso la Provincia di Chieti, continuando a porre il vincolo imprescindibile della rotazione tra i lavoratori, ha ostacolato lo sforzo aziendale di minimizzare l’impatto sociale.

Noi riteniamo che sia stata persa un’occasione: in caso di accordo, infatti, i lavoratori avrebbero potuto beneficiare non solo dell’eventuale cassa integrazione, ma anche dell’incentivo economico che l’azienda aveva offerto per sostenere quanto più possibile il reddito del personale in esubero".

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